2020 e investimenti: trend, vincitori e vinti di un anno senza precedenti

migliori trend 2020
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Il 2020 è stato un anno senza precedenti anche per gli investitori. In questo articolo, senza pretesa di essere esaustivi, andremo a raccontare alcune delle storie che hanno caratterizzato gli ultimi 12 mesi, cercando di individuare quali sono i vinti e i vincitori e alcuni dei trend principali. Ovviamente l’obiettivo non è quello di dare consigli d’investimento: anzi, le performance passate tendono a essere un predittore molto scarso di quelle future.

Azionario: Usa in positivo, Europa un po’ meno

Se a marzo qualcuno avesse detto che i principali listini globali avessero chiuso l’anno in positivo, in pochi sarebbero stati pronti a scommettere. Tuttavia questo 2020, anche grazie ai miliardi che sono stati gettati nell’economia dalle Banche Centrali, ha regalato soddisfazioni agli investitori che hanno deciso di puntare sull’azionario.

Marzo è stato uno dei peggiori trimestri di sempre della storia delle borse, ma a partire dalla primavera abbiamo assistito a un recupero poderoso, almeno per quanto riguarda alcuni mercati azionari, tra cui quello americano. L’S&P500 e sopra di oltre il 14% rispetto all’inizio dell’anno. Un risultato incredibile se si pensa che nel momento di minima era sceso al -31% rispetto al valore del primo gennaio.

Lo stesso non si puo dire per quanto riguarda l’Europa, l’indice Eurostoxx 600 paga ancora il 4%. A pesare sono una gestione politica più incerta della crisi e una composizione che include meno aziende tecnologiche che si sono potute avvantaggiare della pandemia.

Banche centrali: una pioggia di liquidità

Ma com’è è possibile che i mercati abbiano performato così bene anche in un anno così difficile per l’economia? La risposta va ricercata principalmente nell’azione delle banche centrali che hanno stampato una quantità di moneta che non ha precedenti nella storia. La Federal Reserve, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone hanno stampato e immesso nell’economia, attraverso l’acquisto di obbligazioni e titoli di stato, circa 8 miliardi di dollari di liquidità. Per dare un senso della portata di questa azione si pensi che ci sono voluti circa otto anni per vedere una crescita di questa portata dopo la crisi del 2008. 

Questa iniezione di liquidità non solo è servita a salvare l’economia, ma ha una portata talmente grande da cambiare le regole del gioco per quanto riguarda la finanza e gli investimenti. La conseguenza più diretta è l’azzeramento dei rendimenti del mercato obbligazionario, un effetto che altera la valutazione del premio al rischio degli investitori, contribuendo a drenare risorse su certi segmenti dei mercati azionari percepiti come i vincitori della pandemia: da qui la performance straordinaria dei titoli delle aziende tecnologiche, di cui parleremo in seguito.

Il secondo effetto, quello più duraturo, è il fatto che l’equilibrio fondato sull’iper liquidità, la leva finanziaria e i tassi bassi stanno portando verso un nuovo estremo: tanto che oggi ci si chiede se effettivamente sarà possibile assistere a un’inversione del ciclo senza creare enormi danni al sistema economico. Tradizionalmente l’effetto avverso di aggiungere così tanta liquidità nel sistema dovrebbe essere l’inflazione fuori controllo, fenomeno che però ancora non si è verificato nonostante oltre 10 anni di espansione monetaria.

I giganti Tech e le aziende Growth

Se andiamo a vedere più nel dettaglio la performance del mercato americano, ci accorgiamo che l’S&P 500 è stato tenuto principalmente in piedi dai titoli di poche grande aziende tecnologiche e, in secondo piano, della performance di azienda più piccole ad alto potenziale di crescita.

Le 5 sorelle del tech (Amazon +70%, Apple +60%, Facebook +67%, Alphabet +29% e Microsoft +40%) hanno avuto una crescita sensazionale, continuando a sovraperformare il mercato come hanno fatto negli ultimi 10 anni e assumendo dimensioni ancora più mastodontiche, tanto che ormai la performance di queste poche società basta a spiegare l’intera performance dell’indice.

In uno scenario economico negativo, con molte incertezze legate alla ripresa economica, è normale che gli investitori – alla ricerca di rendimenti in un mercato inflazionato dall’iper liquidità – abbiano deciso di concentrarsi vero le aziende con maggiore potenziale di crescita futura, a maggior ragione vedendo come la pandemia sta cambiando le abitudini dei consumatori, premiando le società che operano con il digitale. 

Oltre a questo, c’è da aggiungere che  ormai questi titoli, per la propria massa e capacità di attrazione, sono considerati dagli investitori come dei “porti sicuri”, delle soluzioni dove destinare il proprio denaro in momenti di incertezza un po’ come si fa con i metalli preziosi. 

Questo vuol dire che, dopo anni e anni di performance straordinarie, non è detto che nel breve termine non si potrà assistere a un’inversione, anche considerato che questi titoli restano incredibilmente cari se si guardano le metriche fondamentali. L’invito per chi volesse investire è di valutare opportunità senza farsi troppo condizionare dalle performance passate: negli investimenti non esistono garanzie e soluzioni buone per tutte le stagioni.

Investimenti sostenibili

Anche se nel 2020 non se ne è parlato molto,  è sempre più chiaro che uno dei trend dei prossimi 20 anni sarà quello della transazione verde, che è ormai una realtà in tutto il mondo anche grazie alla vittoria di Biden su Trump. Quest’anno Unione Europea e Cina hanno presentato dei piani estremamente ambiziosi per ridurre le emissioni di CO2 e gli Stati Uniti seguiranno probabilmente nel 2021. 

Passare a un’economia più verde implicherà enormi costi di transazione per le aziende, che andranno sempre più a condizionare anche le performance degli investimenti. Negli ultimi due anni gli indici ESG (così si definiscono i titoli “verdi”) hanno sovraperformato quelli tradizionali. L’investimento “verde” da mera scelta etica diventerà sempre più un fattore da considerare nel futuro.

Bitcoin

Atteso da molti il 2020 è stato un anno particolare per i bitcoin, che sono tornati a crescere in seguito all’halving, il dimezzamento della produzione avvenuto a metà di quest’anno. L’attenzione mediatica intorno alla criptovaluta è aumentata durante tutto l’anno, finché non è partito l’atteso rally che ha portato il gettone virtuale a superare la valutazione record di 20.000$. 

Ora tutti si chiedono se la crescita continuerà o si fermerà: non abbiamo una risposta a questa domanda ma l’invito è a fare molta attenzione. I bitcoin hanno dimostrato in passato di saper crescere molto velocemente per poi ritornare a perdere il proprio valore: il prezzo del bitcoin è guidato principalmente ai flussi finanziari e non dall’utilità intrinseca. Questo vuol dire che la tendenza potrebbe invertirsi da un momento all’altro quando i grandi investitori decideranno di monetizzare le proprie posizioni. Quando si investe bisogna sempre ricordare che i soldi non si creano ma semplicemente passano di mano: per ogni euro guadagnato da qualcuno investendo in bitcoin, c’è un euro perso da qualcun’altro. Abbiamo già fatto una guida in cui spieghiamo qual è il miglior modo per investire in Bitcoin

Petrolio e oro

Il 2020 è stato l’annus horribilis del petrolio, che a marzo per la prima volta nella storia ha visto il prezzo dei contratti derivati relativi a esso andare in negativo (in pratica c’era chi pagava pur di liberarsi di questi contratti).  Quando la situazione legata all’economia è diventata un po’ meno incerta il prezzo del petrolio è tornato a salire ma resta ancora ben lontano dai livelli pre crisi. Il petrolio è un asset class ciclica, il suo prezzo è determinato dalla dinamica della domanda – che dipende dall’andamento dell’economia – e dell’offerta che si basa sugli accordi tra i paesi produttori. Nel lungo termine, tuttavia, ci sono forze come la sostituzione energetica che stanno spingendo verso una progressiva sostituzione di questa materia prima. 

Si tratta di un investimento che negli ultimi anni non ha regalato grandissime soddisfazioni salvo che attraverso operazioni speculative di breve termine.

Al contrario il prezzo dell’oro +25% ha svolto il suo ruolo di rifugio, toccando un nuovo record grazie alla situazione particolarmente incerta in cui si è trovata l’economia e i mercati finanziari in primavera.

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