Calciomercato: crisi di liquidità senza precedenti. Tutte le cifre.

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La sessione invernale del calciomercato si sta per concludere e non serva essere esperti per notare che, a parte poche eccezioni, quest’anno sono mancati i fuochi artificiali. Ciò che sta succedendo al mercato dei calciatori è il classico esempio di cosa succede in un sistema di domanda e offerta quando improvvisamente la liquidità sparisce.

Il calcio e tutta l’industria dell’intrattenimento sono stati in modo particolarmente duro dalla pandemia. Ciò ha avuto degli effetti significativi sulle operazioni dei club:

  • Per quanto riguarda le operazioni in entrata le società, anche le più ricche, si trovano in una situazione dove la carenza di riserve di liquidità e i passivi di bilancio sono così importanti da fa far diventare praticamente impossibile qualsiasi operazione
  • Da un punto di vista delle operazioni in uscita molte squadre si trovano a fare i conti con la riduzione dei propri costi operativi e per questo sono disposte a liberarsi dei calciatori con un ingaggio pesante anche a 0.
  • I calciatori, tuttavia, sanno bene che questo non è il miglior momento per cambiare club, perché probabilmente avranno difficoltà a trovare degli ingaggi elevati. Per questo cercano quando possibile di restare nella stessa squadra, opponendosi a ogni proposta di trasferimento e aspettando tempi migliori. Molte operazioni in uscita dei club sono state proprio bloccate dall’opposizione dei calciatori che in questo momento hanno interesse a rispettare i contratti firmati alle condizioni precedenti la crisi.

Il risultato è una spinta verso il basso del valore dei cartellini così significativa da rendere particolarmente sconvenienti le transazioni, congelando di fatto il mercato. In altre parole, quello che oggi i club sono disposti a pagare per assicurarsi le prestazioni di un calciatore è talmente poco che molte operazioni non vengono neanche prese in considerazione. Non è un caso che ad animare il mercato sono stati principalmente giocatori in scadenza, svincolati o scambi.

Tutti i numeri della crisi del calciomercato

Il recente Global Transfer Market Report 2020 dà un senso dell’impatto che l’emergenza Covid ha avuto sul calciomercato. Il numero totale dei trasferimenti da parte dei club professionistici lo scorso anno è sceso del 5%, attestandosi a 17.077. Si tratta della prima volta negli ultimi 10 anni in cui il numero dei trasferimenti è diminuito. L’effetto dell’emergenza Covid sulle operazioni dei club si può apprezzare nella sua interezza in questo grafico, preso dal report Fifa come tutti i seguenti.

Nel mese di gennaio, prima che iniziasse la crisi, i trasferimenti erano in crescita del 9% rispetto al 2019, anticipando quello che si prevedeva come un anno record per il calciomercato. L’impatto della crisi sul mercato estivo è stato pesantissimo soprattutto a giugno, dove i trasferimenti sono calati da oltre 4500 a 1200, mentre ad agosto il calo è stato in qualche modo più contenuto a riprova del fatto che i club si sono presi più tempo per completare le operazioni.

Al contrario il numero di operazioni è cresciuto nei mesi di settembre e ottobre. Ciò in parte è dovuto al cambio dei calendari dei campionati, molti dei quali hanno esteso la finestra dei trasferimenti, e in parte ai molti movimenti sui giocatori svincolati, con ben 2600 trasferimenti avvenuti al di fuori della finestra di mercato. Questa analisi mostra che l’impatto sul mercato è stato molto più profondo di quanto racconta il calo del 5%. Probabilmente la tendenza sarà ancora più marcata nel 2021.

Prezzo dei cartellini in calo

L’impatto sui prezzi dei cartellini è stato ben più evidente di quello sul numero dei trasferimenti. Il totale speso dai club è diminuito a 5.7 miliardi dai 7,3 miliardi del 2019. Bisogna ricordare che questa cifra non misura la liquidità effettivamente passata di mano da un club all’altro, ma il valore dei cartellini messi a bilancio dalle squadre. I trasferimenti di calciatori per cui viene corrisposto un prezzo per il cartellino restano una minoranza: solo circa 2200, ovvero il 13% del totale. Nel 2019 i trasferimenti per cui è stata corrisposto un corrispettivo in denaro erano stati 2600. Andando ad analizzare la dimensione dei trasferimenti, i giocatori che hanno cambiato casacca per una cifra superiore a 10 milioni di euro sono stati 130.

Per far fronte al calo dei prezzi i club stanno includendo sempre più frequentemente clausole legate alla futura cessione del calciatore. Circa il 50% degli accordi che coinvolto lo scambio di denaro tra club hanno incluso una clausola che garantisce al club che cede il cartellino parte degli introiti della futura rivendita. Queste clausole tendono a essere molto significative, essendo nel 30% dei casi di un valore pari o superiore al 30% della futura rivendita. Insomma, i club sempre più frequentemente tendono a spalmare il valore dello scambio nel futuro, quando l’effetto della crisi tornerà a far crescere gli introiti dei club.

La Premier League resta la regina del mercato

Infine, andando ad analizzare i flussi dei trasferimenti internazionali ciò che emerge è lo strapotere del calcio inglese. La Premier League si trova dal lato degli acquisti in ben 5 degli assi di mercato di maggior valore. L’Italia è acquirente in due dei principali dieci assi di mercato, con 225 milioni spesi in Spagna e 116 milioni in Francia. Andando a guardare la classifica dei club che hanno speso di più sul mercato la Premier piazza ben 8 club tra i top 20, mentre l’Italia è rappresentata da Juventus, Napoli e Inter.

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