Cambio vita in una casa cantoniera

case cantoniere
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Cambiare vita andando a vivere e lavorare in una vecchia casa cantoniera dell’Anas. Sembra una follia, ma è un’opportunità che lo Stato italiano sta offrendo da alcuni anni ha chi ha voglia di costruire un progetto innovativo e che dia una nuova prospettiva agli edifici che punteggiano le strade di mezza Italia. Le prime iniziative sono nate nel 2016, ma è meglio controllare spesso il sito dell’Anas perché spesso vengono pubblicati nuovi bandi e offerte opportunità di acquisto o assegnazione a condizioni molto vantaggiose. L’ultimo è uscito pochi giorni fa e scade a giugno.

Cosa sono le case cantoniere

Hanno quasi 200 anni, come istituzione non come età di realizzazione, e sono uno dei simboli di un’Italia che va sparendo: sono state infatti istituite da Carlo Felice nel 1830 con un Regio Decreto del Regno di Sardegna che creava la figura del cantoniere, operaio cui era affidata la manutenzione e il controllo di un “cantone” di strada, cioè una porzione di 3 o 4 chilometri. Le case dove questi lavoratori vivevano e stoccavano i materiali necessari agli interventi sono diventate così “cantoniere” e con il loro colore rosso e le scritte bianche, a indicare la strada e il chilometro in cui ci si trova, un simbolo per generazioni di italiani. Dagli anni Ottanta però è iniziato un progressivo smantellamento con il passaggio di proprietà, in parte a enti locali in parte a privati, e l’abbandono di quelle che sono rimaste di proprietà dello Stato e più precisamente dell’Anas. Alcune continuano a essere utilizzate da enti regionali e provinciali, cui compete in larga parte la manutenzione delle strade, ma molte sono dismesse.

La riqualificazione

Al di là di quelle vendute ai privati e che per forza hanno avuto nuova vita. Sono migliaia le case cantoniere rimaste abbandonate. Per questo nel 2016 il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini (anche allora era lui) ha lanciato, in collaborazione con Anas, ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Agenzia del Demanio, un bando per mettere sul mercato, in regime di concessione, 30 delle 1244 case cantoniere a disposizione. L’idea era quella di favorirne la riqualificazione e quindi valorizzarle. Quel primo bando, come quelli quelli successivi, ha fatto nascere pochi progetti. Le richieste erano quelli trasformarle in luoghi di accoglienza e turismo, bar, ristoranti, alberghi o bed&breakfast, ma anche punti informazione o centri culturali.

Il nuovo bando

Da alcuni giorni è online un nuovo bando, fatto sempre da Anas (Gruppo Fs Italiane), che scadrà a mezzogiorno del 15 giugno 2021. Il bando, spiegano dalla società “fa seguito ad una manifestazione di interesse, condotta lo scorso autunno, finalizzata a promuovere richieste di concessione di case cantoniere”. Le idee arrivate sono state moltissime e secondo l’azienda “oltre un centinaio si sono dimostrate di rilevante valore, con presentazione di progetti non solo rispondenti ai requisiti esposti, ma anche definiti nel complesso e nei particolari, che hanno fatto intendere una reale disposizione all’impegno”. Il bando prevede che nelle case cantoniere, “sulla base delle proposte imprenditoriali e in funzione della localizzazione e della consistenza”, si possano realizzare attività ricettive di qualità e funzioni complementari come ristorazione, bar o punti di ristoro, centri informativi e didattici, stazioni per la ricarica dei veicoli elettrici. “Questa operazione si inserisce nell’ottica della riqualificazione, dell’accessibilità e della fruizione degli immobili di proprietà Anas – ha spiegato l’amministratore delegato di Anas, Massimo Simonini – Attraverso il recupero di questi edifici dal rilevante valore iconico vogliamo promuovere un modello di sviluppo sostenibile in termini ambientali e socio economici per i territori dove sono ubicati, rivitalizzando l’economia locale ed i suoi microsistemi industriali, incentivando un turismo diffuso di qualità, oltre ad offrire all’utenza della strada quanti più servizi possibili, in linea con gli standard comunitari, a sostegno della mobilità e della viabilità, inclusa quella sostenibile. In ultima sintesi restituendo una nuova dimensione a questo patrimonio architettonico che da un secolo testimonia la storia e l’evoluzione del nostro Paese”.

Dove sono le case cantoniere disponibili

Le case cantoniere interessate dal bando si trovano un po’ in tutta Italia: 30 sono in Sardegna, 12 in Lombardia, 10 in Abruzzo, 7 in Toscana e altrettante nel Lazio, 5 in Puglia, così come 5 ce ne sono in Emilia Romagna, Calabria e Piemonte. Per la Sicilia ne sono messa a disposizione 3, così come per la Valle d’Aosta. Due si trovano nella Marche, in Campania e in Veneto. Mentre Liguria e Umbria ne hanno una ciascuna.

Nelle manifestazioni d’interesse c’è stato un vero boom di privati che vogliono prenderle: il 41 per cento delle proposte arriva da società e il 31 per cento da singoli, mentre il 15 per cento degli interessati fa parte di enti, amministrazioni pubbliche e protezione civile, l’8 per cento di associazioni e cooperative e il 5 per cento sono aziende agricole.

Quando scade il bando

Le offerte devono arrivare portale acquisti ANAS , pena esclusione, entro le ore 12.00 del 15 giugno 2021. “Nella trasformazione degli immobili sono previsti dal bando, oltre alla conservazione dei manufatti originari e il loro miglior inserimento nel paesaggio sia da un punto di vista ambientale che percettivo, anche l’utilizzo di materiali compatibili con l’ambiente e con l’architettura storica, e colori coerenti con i caratteri paesaggistici del luogo – spiegano dall’azienda – Garantendo il permanere del colore rosso pompeiano codificato dal MiBACT con il RAL 3001, della targa con l’indicazione della Strada Statale e della chilometrica e dello stemma identificativo di Anas”.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla Newsletter