Che cos’è il rischio climatico e come influenza, già oggi, i tuoi investimenti

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Questo articolo è frutto di una collaborazione tra Omney e Ener2Crowd, la piattaforma n.1 in Italia per gli investimenti sostenibili. Se vuoi investire in progetti legati alla transizione ecologica ed energetica, scopri le opportunità e i rendimenti offerti.

Nel 2018, l’azienda elettrica californiana Pacific Gas & Electric, un colosso con oltre 100 anni di storia e un fatturato vicino ai 20 miliardi di dollari, è incappata in un cruciale errore. Secondo quanto ricostruisce un rapporto di 700 pagine della California Public Utilities Commission, l’azienda non sarebbe riuscita a manutenere correttamente una linea elettrica che ricadeva sotto la sua gestione, un’infrastruttura costruita oltre un secolo fa. 

La linea elettrica Caribou-Palermo attraversa un’area boscosa e montuosa soggetta a forti venti. Nel mese di novembre un cavo dell’alta tensione si ruppe – un’evenienza frequente per infrastrutture così vecchie. Dalla rottura del cavo si innescò un incendio che uccise 85 persone e distrusse l’intera città di Paradise.

I risarcimenti e le cause legali che l’azienda dovette affrontare la costrinsero nel giro di pochi mesi a dichiarare bancarotta. Come fece notare all’epoca il Wall Street Journal, questo può essere considerato come uno dei primi casi di fallimento di una (grande) azienda causato dagli effetti diretti del cambiamento climatico.

L’aumento delle temperature ha infatti reso la propagazione degli incendi molto più semplice in California, come in altre aree del mondo, con conseguenze catastrofiche per aziende e proprietà. È proprio questo il rischio climatico di cui si parla: la possibilità che gli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici mettano a rischio la capacità delle aziende di operare e generare rendimenti, penalizzando di conseguenza gli investitori che detengono interessi in esse.

Cosa vuol dire rischio finanziario climatico?

Da un punto di vista finanziario, quello climatico è oggi considerato uno dei fattori di rischio più impattanti. Quando si parla di fattori di rischio, ci si riferisce a eventi o tendenze capaci di cambiare in senso negativo la valutazione degli asset, sia nel breve sia nel lungo periodo. Un esempio di rischi di breve periodo sono gli eventi naturali estremi, che possono causare anche la bancarotta di una grande azienda (come il caso della Pacific Gas & Electric) o mettere in ginocchio l’economia di una regione per un periodo prolungato (si pensi agli uragani). I rischi di lungo periodo sono, per esempio, le tendenze che riguardano il prezzo e la disponibilità dell’energia: si pensi a un’azienda di trasporti che si troverà in futuro costretta a dover rinnovare il proprio parco mezzi quando il prezzo del petrolio non sarà più sostenibile.

Questi rischi riguardano anche le aziende che operano in settori inquinanti o che si affidano a pratiche ambientali desuete. Esse saranno costrette a investire nella ristrutturazione del proprio modello se non vorranno essere tagliate fuori dal mercato, o ciò finirà per penalizzare la loro capacità di creare valore per gli investitori rispetto ad aziende con pratiche ambientali migliori.

I rischi ambientali sono purtroppo destinati a diventare sempre più importanti nei prossimi anni e le misure contro il cambiamento climatico diventeranno di conseguenza sempre più stringenti. Dal punto di vista dell’investitore, valutare il profilo di sostenibilità delle aziende e dei progetti in cui si intende investire diventa cruciale per proteggersi dal rischio climatico e cogliere le opportunità che si accompagneranno alla transizione verso un’economia più sostenibile.

Quantificare il rischio climatico

Anche se i rischi per l’attività di impresa legati al cambiamento climatico potrebbero sembrare remoti, non bisogna commettere l’errore di sottovalutarne la portata. Già oggi il cambiamento climatico causa danni ingenti alle comunità e all’economia. Per rendersene conto non serve viaggiare in California: tutti abbiamo negli occhi le drammatiche immagini delle alluvioni nel Catanese dello scorso ottobre.

Un recente studio dell’European Environmental Agency ha stimato le perdite economiche legate al verificarsi di eventi climatici estremi. Nei paesi dello SEE (Spazio Economico Europeo), negli ultimi 40 anni sono state stimate perdite economiche per 446 miliardi di euro. La tendenza è tristemente in aumento, così come l’incidenza dei cosiddetti “cigni verdi”, i fenomeni più estremi responsabili della maggior parte dei danni.

Il futuro potrebbe non essere roseo, un recente studio dell’University College of London stima che entro il 2100 il Pil globale potrebbe subire una grave discesa (arrivando addirittura a -37%) a causa degli impatti del riscaldamento climatico. Se si aggiunge una stima della mancata crescita economica, i costi del riscaldamento globale potrebbero valere il 51% del Pil globale. 

Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente ha stimato che il costo a livello globale per adattarsi alle conseguenze del cambiamento climatico dovrebbe collocarsi tra i 140 e i 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 e tra i 280 e i 500 miliardi all’anno entro il 2050. 

La Banca Centrale Europea ha effettuato degli stress test, sondando oltre 4 milioni di imprese in tutto il mondo e 1.600 istituti di credito dell’area Euro, in tre scenari di politica climatica. Nello scenario peggiore, il cambiamento climatico farebbe diminuire del 10% il Pil europeo e farebbe aumentare del 30% il rischio di bancarotta per le aziende. 

I numeri sopra citati sono stime, e come tali vanno considerati, ma servono per rendere l’idea di quanto il rischio climatico sia oggi il problema chiave per tutti coloro che hanno degli interessi negli investimenti e di cosa andiamo incontro se non verranno prese le giuste decisioni. 

Nel prezzo degli asset è intrinseca una valutazione del loro valore futuro. Per quanto riguarda gli investimenti finanziari questa valutazione può guardare avanti anche di parecchi decenni. Questo vuol dire che, già oggi, sulle azioni e i titoli delle aziende meno preparate ad affrontare la transizione energetica pesano le previsioni su sulle conseguenze economiche del cambiamento climatico. 

Per fortuna c’è l’altra faccia della medaglia da considerare. Le politiche per combattere il cambiamento climatico avranno anche un impatto positivo sulla crescita e sull’occupazione in moltissimi settori. La Global Commission on Economy and Climate (GCEC) ha concluso che la transizione verso un percorso di crescita sostenibile potrebbe avere un impatto diretto sull’economia quantificabile in 26 trilioni di dollari e creare oltre 65 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030. Sempre secondo la GCEC, le politiche che sovvenzionano o supportano le nuove tecnologie a basse emissioni di CO2 renderanno l’energia più economica e produrranno anche effetti collaterali positivi come la riduzione degli impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico.

Per non parlare del fatto che la BCE ha segnalato come i costi da sostenere per la transizione verso un’economia sostenibile siano decisamente inferiori rispetto a quelli che si prospettano per rimediare ai danni diretti causati dall’innalzamento delle temperature.

Come gestire il rischio climatico e sfruttare l’opportunità?

Insomma il rischio climatico è una realtà e come tutti i rischi va gestito in modo intelligente. Bisogna ricordare che il rischio non solo fa parte della natura stessa degli investimenti, ma che per ogni rischio corrisponde un’opportunità. 

La transizione energetica è un processo in cui ci saranno vincitori e vinti. Per molte aziende il rischio climatico rappresenta un rischio esistenziale o si tradurrà in maggiori costi e minori profitti. Per tante altre aziende può rappresentare un’opportunità unica per aumentare la propria quota di mercato. 

In un sondaggio effettuato dalla banca di investimento Morgan Stanley è emerso che il cambiamento climatico è percepito oggi come il problema più pressante dai detentori di patrimoni. E addirittura il 95% degli investitori è già alla ricerca di investimenti che possano aiutare ad affrontare il tema attraverso investimenti tematici o d’impatto.

Grazie alla finanza di nuova generazione, oggi anche gli investitori comuni hanno la possibilità di potersi posizionare dal lato giusto di questo processo storico, investendo in progetti imprenditoriali legati alla green economy e con la possibilità di generare interessanti rendimenti. 

La crisi climatica è un dato di fatto, così come la transizione verso un modello economico più sostenibile. Utilizzare il proprio risparmio per investire in questo processo non è solo un modo per avere un impatto positivo sull’ambiente, ma è anche la strategia migliore per tutelare il proprio portafoglio verso il rischio climatico.

Questo articolo è frutto di una collaborazione tra Omney e Ener2Crowd, la piattaforma n.1 in Italia per gli investimenti sostenibili. Se vuoi investire in progetti legati alla transizione ecologica ed energetica, scopri le opportunità e i rendimenti offerti.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla Newsletter