Cina vs crypto: chi vincera’?

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L’Asia, il continente con il maggior numero di abitanti è anche il continente con il maggior numero di restrizioni: è forse un caso? La maggior parte degli stati asiatici, non a caso, hanno mantenuto gli assetti e le impostazioni comuniste, per tanto ben distanti dall’ideologia democratica occidentale. Questo fenomeno è più vivo che mai ancora nell’attualità e lo si può notare dalle restrizioni che i paesi impongono sui cittadini. Tra le centinaia di restrizioni, le più invasive, colpiscono le libertà personali e la privacy dei cittadini: lo stato ove le restrizioni sulle libertà personali e la privacy, sono maggiori, è la Corea del Nord. I cittadini in questo paese, oltre ad avere pochissime libertà personali, non possono nemmeno connettersi al web o almeno, non a quello che noi tutti conosciamo. Il caso della Corea del Nord però va contestualizzato ed è ben diverso da molti degli altri stati asiatici: infatti questo paese,  anche se dichiarato come uno stato socialista con sistema economico pianificato è purtroppo una dittatura totalitaria. Altri paesi però, anch’essi di stampo comunista, ma non dittatoriali, hanno restrizioni e alcune molto simili a quelle messe in piedi in Corea del Nord. Uno degli esempi, ‘a noi più vicini’ e più conosciuti in occidente,  è la restrizione dell’utilizzo del web in Cina.

Sappiamo infatti come la Cina abbia, soprattutto nel corso degli ultimi 40 anni, cercato di contrastare in ogni modo la globalizzazione americana: per farlo ha anche ristretto le libertà personali degli individui, sul suo territorio, obbligandoli ad utilizzare ‘un internet’ al quale noi occidentali non siamo abituati: pieno di restrizioni e violazioni di privacy.

Il ban delle cryptovalute

Una delle restrizioni che ha cambiato gli assetti mondiali per le conseguenze che ha generato, è il divieto assoluto, su tutto il territorio cinese, dell’utilizzo delle criptomonete, e quindi, anche del bitcoin. Procede spedita quindi la battaglia della Repubblica Popolare Cinese, contro la cryptomoneta più famosa al mondo. Già durante lo scorso maggio, il governo cinese, aveva dichiarato che l’estrazione delle criptovalute è rischiosa, per via dell’ingente quantità di energia elettrica utilizzata (durante il processo denominato ‘mining’).

La situazione si è mantenuta in piedi fino al venerdì scorso, giorno in cui le autorità giudiziarie della provincia dello Sichuan, hanno ordinato la chiusura repentina di tutte le società che si occupano in forma diretto o indiretta di mining; successivamente, oltre alla provincia di Sichuan, hanno ordinato la chiusura anche altre province come lo Yunnan, il Qinghai e lo Xinjiang.

Questa chiusura localizzata è la goccia che sta per fare traboccare il vaso, in tutta la Cina: infatti, la maggior preoccupazione delle società di mining cinesi, è che il governo dedica una volta per tutte di proibire l’estrazione delle cryptomonete in tutto il paese, provocando la chiusura di decine di società.

Oltre a questo, il dato più allarmante, non proviene dalla Cina, ma dagli altri paesi del mondo. La chiusura delle società presenti nelle province sopracitate, hanno fatto perdere moltissimo valore al Bitcoin durante le ultime settimane, facendolo calare ai minimi storici da circa 2 anni. Se dovesse continuare la battaglia politica ed economica contro il mining su questi territori e quindi chiudere definitivamente tutte le società del settore, il crollo che potrebbero subire le cryptomonete, in tutto il mondo, potrebbe causare danni per miliardi di dollari.

La soluzione per le società che rischiano la chiusura sarebbe quella di optare per altri paesi come gli Stati Uniti, più precisamente verso lo stato del Texas, luogo in cui il costo dell’energia elettrica è tra i più bassi al mondo.

E te cosa ne pensi? Pensi che la Cina farà chiudere tutte le società di mining del paese, proibendo una volta per tutte l’utilizzo delle cryptomonete oppure è solo una strategia politica? Faccelo sapere nei commenti!

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