Come ha fatto Amazon a far esplodere i social con Lol

lol chi ride è fuori
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Il fenomeno mediatico della settimana si chiama LOL, la nuova trasmissione di Amazon Prime Video all’insegna delle risate, o meglio della sfida a non ridere. Il programma comico ha creato una vera e propria valanga di interazione su tutte le piattaforme social, con decine di meme, news e sketch ad alto tasso di viralità che hanno popolato le pagine social. La trasmissione, della quale è stata già annunciata una nuova stagione, e diventata in pochi giorni il titolo più visto di sempre sulla piattaforma Amazon Prime Video.

Il format, nato in Giappone e proposto ormai in moltissimi paesi, rientra nella categoria unscripted e si basa sull’interazione di un nutrito gruppo di comici e intrattenitori (tra cui Elio, Frank Matano, Katia Follesa, Luca Ravenna) basata su gag improvvisate.

Il successo di LOL

Ma come si spiega il successo di questo format, diventato ormai una delle produzioni di punta di Amazon a livello internazionale? Molto del merito va alla strategia di marketing digitale che ha accompagnato la pubblicazione del programma. Nelle settimane precedenti tutti i protagonisti dello show sono stati impegnati in una frenetica attività di comunicazione. Ricordiamo che tra questi figurano i maggiori influencer in Italia: Fedez e Chiara Ferragni, anche lei attiva nel creare contenuti riguardo la trasmissione.

Molti degli ospiti coinvolti sono inoltre impegnati con progetti personali su YouTube, Twitch e Spotify. Ciò rende la strategia ancora più efficace perché gli algoritmi delle piattaforme, che operano secondo una logica di associazione di interessi, propongono i contenuti di LOL a fasce di pubblico molto varie e non necessariamente coinvolte nella comunicazione diretta degli influencer.

Un esempio può essere il pubblico di The Jackal o di una serie cult come Boris, interamente pubblicata online con contenuti che negli anni continuano a generare visualizzazioni e che potrebbero essere raggiunti attraverso la presenza di Caterina Guzzanti.

Il risultato è stato un vero e proprio armageddon mediatico, con i contenuti del programma che hanno fatto impazzire gli algoritmi delle varie piattaforme, diventando immediatamente virali e raggiungendo un pubblico esponenzialmente più ampio di quello che effettivamente ha visto la trasmissione: i numeri non sono stati pubblicati (e questo fa pensare), ma gli abbonati ad Amazon Prime sono 2,3 milioni ed è presumibile che solo una parte di essi fruiscano dei servizi video e in particolare abbiano visto LOL

La composizione del roster di comici presenti nel programma è stata evidentemente studiata in modo molto rigoroso, così come le tempistiche della messa in onda (non stupirebbe, anche se siamo nel campo delle congetture, che si sia provata a sfruttare la  scia di un evento super mediatico come la nascita della figlia di Fedez e Ferragni).

In questo senso la produzione del programma (Amazon Originals) ha fatto un ottimo lavoro, utilizzando a proprio favore la logica di piattaforme social (come Facebook, Instagram e YouTube) che nella maggior parte dei casi sono di proprietà di concorrenti diretti. Nicole Morganti, responsabile delle produzioni originali italiane di Amazon Studios, in un’intervista a Variety ha dichiarato: “Mi sono impegnata perché il cast fosse diversificato: comici di YouTube, della tv generalista, nomi più grandi e altri più piccoli. L’importante è che si connettessero fra loro”.

Da un punto di vista artistico, se – come diceva un grande mass mediologo – “il medium è il messaggio”, le nuove necessità di fruizione andranno necessariamente a influenzare la produzione dei programmi, che saranno sempre più attenti all’aspetto social e saranno immaginati per costruire degli sketch che possono essere fruiti online, andando a raggiungere nicchie di pubblico diverse e distinte (anche a costo di creare una fusione a freddo tra artisti che fanno riferimento a linguaggi diversi).

Anche la televisione tradizionale si sta rinnovando in questo senso. Si pensi al palinsesto di Sanremo, costruito cercando di mettere insieme una lunga lista di ospiti dal grande seguito, che siano in grado di stimolare una massa critica di interazione sui social a partire anche dalle settimane precedenti alla messa in onda.

L’investimento di Amazon Italia

Esiste poi il tema della sostenibilità di questo modello: evidentemente coinvolgere tutti questi artisti in uno spettacolo fa lievitare i costi di produzione, tanto che molti legittimamente si chiedono se questo tipo formato possa essere replicato con continuità. La produzione di un programma del genere deve essere però inserita nel contesto della strategia generale di Amazon, che negli ultimi anni sta investendo moltissimo sulla produzione di contenuti video senza per il momento generare profitti. La scelta di investire sui diritti di trasmissione del calcio sembra andare invece nella direzione di portare utenti dei vecchi servizi di abbonamento via cavo, o via satellite, verso la nuova piattaforma: in questo caso si tratta però di clienti con capacità di spesa e disponibilità all’acquisto ben definita.

A livello globale la società fondata da Jeff Bezos ha speso oltre 11 miliardi di dollari nel 2020 (+41% rispetto al 2019) generando extra vendite stimate dagli analisti in 3,6 miliardi. L’obiettivo, in questa fase, è evidentemente quello di promuovere il servizio Prime Video e guadagnare fette di pubblico in un mercato sempre più affollato, anche a costo di investire in perdita su produzioni molto costose (i critici del modello Amazon accusano il gigante di Seattle di operare una strategia di dumping simile a quella adottata per imporsi nel mondo dell’e-commerce). Programmi come LOL, che come spiegato hanno più seguito sui social che spettatori effettivi, servono proprio a promuovere Prime, avvicinando nuove fette di pubblico al servizio in streaming. Il prossimo anno dirà se il mix tra programmi da “social” in perdita e la Champion’s League farà esplodere i ricavi di Prime Video oltre che l’algoritmo.

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