Crisi Ucraina: quale rischio per gli investimenti?

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Lo scorso fine settimana, la tensione ha continuato a montare in Ucraina, con la Russia che ha cominciato ad aumentare la pressione al confine. I mercati, che fino a oggi avevano ignorato il potenziale conflitto, hanno cominciato a reagire in modo più nervoso, anche se gli effetti sono stati per adesso localizzati. Ci sono stati forti disordini sui mercati valutari, nonché una forte ondata di vendite nel mercato azionario russo.

Siamo all’inizio di un’escalation militare in Europa orientale? E questo dovrebbe preoccuparci come investitori? Le mosse della Russia in Ucraina non sono di certo una sorpresa, perdere l’influenza sul paese è stato per Putin da sempre uno smacco strategico.

Da un punto di vista geocpolitico, la Russia considera la Crimea il suo giardino di casa, il porto di Sebastopoli in Crimea ospita la flotta navale del Mar Nero, garantendo alla Russia l’acesso al Meditetrraneo.

La Russia aveva concesso la Crimea all’Ucraina nel 1954, dopo la crisi del 2014, in cui il paese è uscito dalla sfera d’influenza di Mosca e la Crimea è stata annessa da Mosca. Ora il pretesto per scatenare il conflitto sarebbe offerto dalla questione irrisolta delle regioni dell’Ucraina orientale che secondo la Russia non starebbero ottenendo da Kiev l’autonomia proposta.

Ovviamente è molto difficile capire come si evolverà la situazione. I venti di guerra stanno portando degli effetti negativi sui mercati questi giorni, ma quali potrebbero essere le conseguenze di lungo termine di un escalation del conflitto per gli investitori, ricordando che ci troviamo nel contesto di una crisi energetica in Europa e che i paesi occidentali hanno finito le cartucce da sparare quando si tratta di stampare nuova moneta?

In questi giorni che abbiamo visto la crisi, abbiamo notato un apprezzamento dei “safe heaven” come oro, obbligazioni e franco svizzero. Questi sono gli effetti di breve termine, che potrebbero accompagnare i giorni più caldi dell’escalation, ma probabilmente gli effetti più significativi e potenzialmente duraturi si concentreranno sulle materie prime.

I principali problemi potrebbero arrivare sul fronte del mercato del petrolio. L’Europa fa affidamento sulla Russia per circa il 35% del suo gas naturale, che viene portato nel vecchio continente attraverso gasdotti che attraversano tutta l’Europa orientale passando per la Bielorussia, l’Ucraina e la Germania. Nel 2020 l’export di gas dalla Russia all’Europa è diminuito del 25%, con i prezzi che sono saliti a livelli record

Come parte delle possibili sanzioni se la Russia dovesse invadere l’Ucraina, la Germania ha affermato che potrebbe fermare il nuovo gasdotto Nord Stream 2, che potrebbe aumentare del 55% la capacità di esportazione dalla Russia all’Europa. In caso di crisi, al netto delle possibili sanzioni, le esportazioni di gas naturale dalla Russia all’Europa potrebbero diminuire con i prezzi nuovamente in salita.

Anche i mercati petroliferi potrebbero essere colpiti da frenate o interruzioni. L’Ucraina sposta il petrolio russo in Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. Un’impennata eccessiva e duratura dei prezzi delle materie prime potrebbe influenzare la crescita direttamente, o l’inflazione e a sua volta la politica monetaria, con conseguenti conseguenze negative per tutti i mercati globali, ma qui si tratta di uno scenario estremo.

A partire dal prezzo del grano, che è uno dei principali export della regione. Ovviamente con la forte inflazione alimentare che c’è in questo momento in tutto il mondo, questa non è una buona notizia. Quattro grandi esportatori – Ucraina (terzo esportatore mondiale), Russia (primo esportatore mondiale), Kazakistan e Romania – spediscono grano dai porti del Mar Nero che potrebbero subire interruzioni a causa di qualsiasi azione militare o sanzione. Secondo i dati dell’International Grains Council, l’Ucraina è anche il terzo esportatore mondiale di mais.

Le conseguenze dirette sulle aziende e sulle azioni dovrebbero essere più limitate ai mercati locali. La volatilità portata dalla crisi potrebbe anche creare delle occasioni interessanti, a patto che la crisi resti in qualche modo limitata alla regione e non abbia strascichi più ampi da un punto di vista militare e politico.

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