Dove vanno gli Italiani in vacanza? Tutti i numeri del settore turistico

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Come stanno passando le vacanze gli italiani? Molti a casa secondo i dati Istat (e altri istituti) elaborati da Unicusano in un’interessante infografica. Le elaborazioni per il 2021 raccontano che un italiano su due si concederà le vacanze, un dato comunque in crescita dopo un 2020 fortemente condizionato dal Covid.

L’Italia resta ancora in cima alle preferenze dei vacanzieri, nonostante il Green Pass sono pochissimi coloro che si avventurarono all’estero. Per il 2021 si prevede che circa il 96% passerà le ferie nel Belpaese: il 63,6% si recherà fuori regione, mentre il 33% rimarrà nella regione di residenza. Questo dato è addirittura superiore a quello dell’anno precedente, quando a scegliere le vacanze domestiche furono il 90,9% dei vacanzieri. Si pensi che nel 2019 a restare in Italia era il 76% mentre il 23,9% si recava all’estero.

L’auto si riconferma il mezzo preferito per esplorare le bellezze della Penisola, continuando un trend iniziato nel 2020. L’anno scorso il 73,9% degli italiani si mise in macchina per partire per le vacanze (nel 2019 era il 56%).

In cima alle preferenze dei turisti ci sono la Toscana e la Puglia (che hanno fatto registrare il tutto esaurito a Agosto), mentre sulle spiagge è stato registrato un incremento di presenze superiore al 15% in ben cinque regioni: Marche, Liguria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Tra gli stranieri le regioni più ambite sono Lombardia, Trentino Alto Adige, Sicilia Puglia e Toscana.

Aumenta la percezione di sicurezza, con molte persone che provano a mettersi l’emergenza Covid alle spalle. Sempre secondo l’Università Cusano, il 60% degli intervistati ha dichiarato di non essere stato condizionato dalla pandemia nella pianificazione del viaggio, mentre il 51,3% ha detto di sentirsi molto più sicuro rispetto all’anno precedente.

Tra coloro che non andranno in vacanza (il 46% degli italiani, con un picco del 60% al Sud),  ben 10 milioni di persone, pari al 17% degli italiani, rinuncia alle ferie per ragioni di tipo economico. Mentre solo il 5% evitare di viaggiare a causa del timore del Covid. Altre ragioni citate sono le preferenze personali, gli impegni di lavoro o studio e i motivi di salute.

Cambiano inoltre le tipologie di vacanza, sono molto gettonati i fine settimana prenotati all’ultimo minuto o le lunghe permanenze, magari sfruttando le seconde case e la possibilità di alternare ferie e smart working.

Meno comune Il mare rappresenta sempre la meta preferita, anche se il Trentino Alto Adige entra per la prima volta tra le ragioni più ambite. A pagare continuano a essere le città d’arte.

La tendenza è comunque di chiara crescita e resta di buon auspicio per un settore come quello del turismo che è fondamentale per l’economia italiane è che è stato uno di quelli a pagare maggiormente la pandemia.

Secondo i dati Istat relativi al periodo pre-pandemia sono direttamente riferibili ad attività turistiche circa 93 miliardi di euro di Pil, il 7% del fatturato. Se si considera l’intera filiera, includendo tutte le attività economiche che operano nel settore turistico ma i cui introiti non sono solamente riferibili al turismo (come gli alloggi, la ristorazione, il trasporto di passeggeri,  i servizi culturali, sportivi e di intrattenimento) si arriva a un valore pari a 210 miliardi di euro, circa il 13,4 per cento del Pil.

ll settore ha pagato uno dei conti più salati da un punto di vista occupazionale per l’emergenza Covid, registrando un calo nel momento più complicato della crisi di 246.000 posti di lavoro (-16%), di cui 158.000 nei servizi di ristorazione (-13%) e 88.000 nel settore degli alloggi: quest’ultimo ha visto crollare la base occupazionale del 28,3%.

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