Ecco come andare a vivere in un faro in Italia

vivere in un faro
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Chi non ha mai sognato di andare a vivere in un faro? Vivere al ritmo del mare, cullati solo dalla voce del vento, e diventare guardiani della notte e sola via di salvezza per navigatori e naufraghi in cerca di una luce. Quel sogno oggi è realtà e tanti fari si sono trasformati in vere e proprie case.

Certo, il romanticismo da romanzo in parte è svanito con la tecnologia che ha reso l’accensione del faro automatizzata. In molti casi non è più necessaria una persona fissa a occuparsi della luce della torre, ma ai gestori tocca ancora la manutenzione periodica. Questo non vuol dire però che i fari siano off-limits. Anzi, di opportunità per viverli ce ne sono molte, per esaudire un sogno coltivato sin da piccoli o esploso da adulti ed evadere dalla quotidianità.

Si può vivere in un Faro

In Italia si può. Ci sono possibilità di affitto o di pernottamento per pochi giorni, visto che molti fari sono diventati degli hotel o resort di lusso. Ma per chi vuole qualcosa di più, basta cercare le possibilità offerte dallo Stato. La maggior parte dei fari lungo gli 8mila chilometri di coste italiane, vista anche la grande richiesta per diventare “farista”, sono stati dati in concessione ai privati: il Demanio e il ministero della Difesa, per cifre spesso simboliche, li hanno affidati a famiglie o privati, che però devono farsi carico della ristrutturazione e quindi di darvi nuova vita.

In questa direzione va il progetto Valore Paese Fari, che ogni anno, a partire dal 2015, punta a riqualificare perle della costa italiana di proprietà pubblica, dando spazio a progetti imprenditoriali innovativi e sostenibili. Nei primi tre bandi l’agenzia del Demanio, ha assegnato in concessione 24 fari, con l’obiettivo di creare una vera e proprio cartina di fari affidati in concessione ai privati che così hanno ripreso vita.

Ci sono fari liberi?

Al momento sì. Per l’edizione 2020 del progetto sono otto i fari pronti a essere dati in gestione: si potrà fare domanda fino a fine aprile. (CLICCA QUI per visitare la pagina) Si va dalla Sicilia al mare della Toscana, passando per Puglia e Calabria: immobili affascinanti immersi nel verde o nel mare, pronti a diventare luoghi dedicati al turismo ma anche alla cultura e all’ambiente. Si può partecipare alla gara pubblica che prevedere l’affitto delle strutture per un massimo di 39 anni.

Dove sono i fari

Le opportunità si trovano in diverse regioni. In Calabria il faro di Punta Stilo, località vicino Reggio Calabria, ma anche quello di Punta Alice, non distante da Crotone. Per chi ama la costa calabrese, c’è anche il faro di Capo Rizzuto a Isola Capo Rizzuto, sempre nel Crotonese. In Puglia, la scelta può cadere sul faro Isola di S. Eufemia, a Vieste, nel Foggiano, o giù in Sicilia ci sono il faro Dromo Caderini a Siracusa, quello di Capo Rasocolmo a Messina ed quello di Capo Rossello, a Realmonte, in provincia di Agrigento. Occasioni se ne trovano anche in Centro Italia: in Toscana è in affitto il faro di Capel Rosso sull’isola di Giannutri, in provincia di Grosseto.

Come aggiudicarsi un faro

Valore Paese Italia – Fari, come si legge dal sito del ministero della Difesa, è un’iniziativa strategica che, oltre a consentire allo Stato di garantire la tutela e il recupero di questi “gioielli del mare”, offre un’opportunità concreta per sviluppare impresa e generare un significativo ritorno economico e sociale, anche per il territorio circostante.

Per questo, per partecipare è necessario possedere precisi requisiti tecnico-professionali ed economico finanziari. In particolare, tra i requisiti da avere e che si possono consultare nel bando, viene richiesto nell’ultimo triennio, un fatturato specifico annuo nei settori turistico-ricettivo e/o di ristorazione, richiesti per la gestione dell’immobile, non inferiore a 200 mila euro, oltre che l’esperienza triennale nel settore turistico-ricettivo e di ristorazione. Gli interessati dovranno anche rappresentare come vogliono intervenire per recuperare il faro, mostrando compatibilità con l’ambiente ed eco-sostenibilità.

Fari nel resto del mondo

Come in Italia, anche nel resto del mondo ci sono aste pubbliche per dare in concessione o in vendita fari o stazioni di luce, che è nello specifico la torre da cui nasce la luce segnaletica indispensabile per la navigazione a vista durante la notte. Ci sono bandi statali che, simbolicamente, concedono la vendita per un dollaro affinché chi lo acquista possa ristrutturarlo. Ma ci sono anche fari “di lusso”: in Irlanda, ad esempio, il faro dell’Isola Inis Mòr, nell’arcipelago delle isole Aran, è stato venduto per oltre mezzo milione di euro. Molto meno è stato speso per aggiudicarsi il faro Minneapolis, in Michigan: lì l’asta fu lanciata a partire da “soli” 10mila dollari. Perché esaudire un sogno vuol dire anche esaudire diverse incombenze, tra le altre: combattere con la solitudine e l’umidità, un problema non solo per la struttura, ma anche per chi ci vive.

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