Ecco perché Della Valle ha voluto Chiara Ferragni nel cda di Tod’s

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Chiara Ferragni ha fatto esplodere nella finanza italiana il tornado che aveva già travolto il mondo dell’informazione, e ancor prima dei social. L’11 aprile 2021 Diego Della Valle, amministratore delegato di Tod’s, ha annunciato il coinvolgimento dell’imprenditrice digitale nel cda dell’azienda di famiglia.

E cosa succede se prendi una “Re Mida” del XXI secolo, l’aggiungi in un cda di un luxury brand e riporti la notizia a tutto il mondo? Una crescita del 14% del valore delle quote del brand in meno di 48 ore.

Questo dimostra che la scelta di Tod’s è sicuramente frutto di un fenomeno economico da non sottovalutare, che vogliamo provare a raccontare, ma andiamo per gradi.

Da dove viene Tod’s

L’azienda di Della Valle affonda le sue radici a partire dagli inizi del Novecento, quando a Casette d’Ete, frazione di Sant’Elpidio a Mare, nelle Marche, il nonno Filippo aprì un laboratorio di manifattura calzolaia, che nel corso degli anni è diventato uno dei marchi di eccellenza del Made in Italy, ampliando anche la propria offerta, acquisendo diversi marchi e creando la Tod’s Group. Oggi il gruppo racchiude marchi come Hogan, Roger Vivier, Fay e, naturalmente, Tod’s. Diego Della Valle diventa ufficialmente amministratore delegato nel 1986, portando in rapida ascesa il brand che, da piccola azienda manifatturiera locale, si afferma nel mondo del lusso, acquisendo e creando i brand sopra citati per poter raggiungere nuove fasce di pubblico. L’impero Della Valle, però, subisce un primo brusco calo nel 2016 quando si registra una perdita di almeno 1 miliardo di fatturato; a partire da quell’anno, l’azienda risulta essere in calo, fino ad arrivare all’apice della crisi nell’anno appena trascorso.

Il gruppo Tod’s, il 27 gennaio 2021, ha dichiarato la chiusura del 2020 con un fatturato di 637,2 milioni di Euro, raggiungendo una perdita netta di 73,2 milioni, per un totale di 30,4% in meno di guadagni rispetto all’anno precedente. Le ragioni della crisi potrebbero essere imputabili a diversi fattori, in primis la pressoché assenza di clientela giovane interessata ai marchi dei brand, differentemente da quanto successo nel 2013 quando Hogan – diventato di tendenza grazie all’interesse della fascia adolescenziale giovanile – si era fatto caposaldo della crescita dell’azienda. La pandemia, poi, non ha fatto altro che pesare ulteriormente sui marchi del lusso.

Il fenomeno Chiara Ferragni

Soltanto una settimana dopo l’ingresso di Chiara Ferragni nel Consiglio di Amministrazione del brand, il titolo ha registrato una crescita del ben 24%, risultati assolutamente impressionanti che possono essere collegati ad una lungimirante visione di crescita da parte del Ceo del brand, Diego Della Valle. Interessante è concentrarsi su come in realtà tale scelta, possa risultare vincente in un’ottica non solo di sponsorizzazione e pubblicità del brand, ma anche prettamente economica e azionaria.

Non solo Pinkwashing, ma creazione di valore

Si parla di “greenwashing” quando le aziende si affidano all’implemento delle tecnologie green per poter avere un rialzo, non solo da un punto di vista di immagine, ma anche economico. Il caso Tod’s ci porta dunque a considerare l’evoluzione di questo fenomeno, andando a coniare due innovativi termini: il primo abbastanza simile è “pinkwashing”.

Negli ultimi anni, con il ritorno delle battaglie femministe e la rivendicazione di eguaglianza, l’interesse per la crescita femminile nei contesti aziendali risulta essere in costante aumento.

Il secondo è “socialwashing” e si basa sull’idea di svecchiare non solo l’immagine di un marchio, rendendolo anche più socialmente ed eticamente accettato, ma anche di farlo volare sui “social”, cioè il mondo virtuale che ormai influenza la finanza più dei bilanci. L’idea è che inserire nel proprio cda una figura come Chiara Ferragni aumenti la credibilità della società, il cui progetto è stato sposato da una imprenditrice di successo, ma la rafforzi anche sul piano finanziario e del valore sul mercato azionario. Tutto questo senza aver ancora visto quali siano le progettualità su cui i marchi Tod’s e Ferragni lavoreranno insieme.

L’idea di Della Valle ha insomma esplicitato con lungimiranza l’attenzione alla contemporaneità, vedendo nei social network non solo un’utile bacino di utenza per l’incremento pubblicitario, ma anche per una più pragmatica crescita delle proprie azioni, come dimostrato poco prima.

L’adeguamento alle Quote Rosa:

La scelta ricaduta su Chiara Ferragni ha sicuramente portato, inoltre, l’adeguamento anche alle nuove normative sulle Quote Rosa, che prevedono appunto l’inserimento del 40% di donne all’interno del cda aziendale. La decisione dell’imprenditore, però, sembra appunto ispirarsi alle considerazioni  di alcune importanti società estere, leader tra tutte Goldman Sachs, le quali hanno individuato una speculare correlazione tra crescita azionaria e aumento delle assunzioni femminili nei consigli d’amministrazione. Andando nello specifico si attesta che le aziende con più donne negli organi direttivi abbiano registrato una crescita media del prezzo delle azioni del 2,5% rispetto a quelle con componenti prevalentemente maschili.

Che il connubio tra l’imperatrice dei social e la lungimiranza del Ceo del brand italiano possa essere un esempio di innovazione che le altre aziende made in Italy seguiranno? Solo il tempo potrà darci conferma, costituisce fatto, però, che Chiara Ferragni si fa nuovamente esempio di un fenomeno economico in potente crescita e che, inevitabilmente, sta travolgendo le aziende di tutto il mondo.

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