Embargo gas russo, quanto costa all’economia?

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O la pace o i condizionatori accesi, la battuta di Mario Draghi ha portato l’attenzione sui possibili effetti di un embargo al gas russo.

La Banca d’Italia ha delineato vari scenari nel suo ultimo bollettino economico. Lo scenario “intermedio” di una guerra prolungata ma senza rinunciare al gas taglierebbe la crescita nel 2022 al 2%, quello più estremo, nel quale venisse posto un embargo alle importazioni di gas, porterebbe l’Italia in recessione con il Pil in calo dello 0,5% per due anni. Questo scenario prevede una minore disponibilità di gas per l’Italia a seguito di un arresto delle forniture dalla Russia della durata di un anno a partire da maggio. In questo caso l’inflazione salirebbe all’8% (2,3% nel 2023), con conseguenze molto pesanti sul potere di acquisto delle famiglie.

Bankitalia sottolinea che l’eventuale interruzione dei flussi di gas naturale dalla Russia potrebbe essere compensata “per circa due quinti entro la fine del 2022, senza intaccare le riserve nazionali di metano, ricorrendo all’incremento dell’importazione di gas naturale liquefatto, in particolare dagli Stati Uniti e dal Qatar; al maggiore ricorso ad altri fornitori, come l’Algeria o all’aumento dell’estrazione di gas naturale dai giacimenti nazionali”.

Questi numeri sono stati in qualche modo incorporati nel Def, il documento nel quale il governo prevede l’andamento dell’economia per preparare la legge di bilancio. Nello scenario peggiore si prevede comunque un aumento del Pil: +0,6%, che è comunque molto sotto il 3,1% dello scenario base.

Secondo Goldman Sachs, lo stop al gas russo causerebbe un rallentamento della crescita dell’Eurozona del 2% nel 2022. A pagare di più sarebbero soprattutto Italia e Germania. Il Pil tedesco pagherebbe 3,4 punti di mancata crescita, quello italiano 2,6.  A crescere sarebbe anche l’inflazione: Oxford Economics stima un aumento dei prezzi di altri 2,6 punti che si andrebbe a sommare ai livelli record già raggiunti.

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