Europa a rischio recessione?

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Siamo alle soglie di una recessione in Italia e in Europa? Il quadro economico stia deteriorandosi a livello mondiale e soprattutto in Europa la crescita sembra essersi fermata bruscamente nella prima metà del 2022.
Per alcune delle più grandi economie europee, come Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia, è prevista una crescita trimestrale molto debole o negativa alla metà del 2022. L’Fmi stima per l’Italia una crescita del Pil comunque positiva a +2,3% quest’anno, +1,7% il prossimo e +1,3% nel 2024. Nonostante ciò, la guerra in Ucraina sta avendo severe conseguenze economiche per l’Europa, avendo colpito quando la ripresa dalla pandemia era ancora incompleta. Ma cerchiamo di cogliere qualche dettaglio in più facendo riferimento proprio al Regional Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale.
Il report abbassa le previsioni di crescita per l’Europa. Per le economie avanzate, si riduce la crescita di 1 punto percentuale al 3% nel 2022 rispetto alle stime pre-conflitto. Per le economie emergenti, e includiamo qui Bielorussia, Russia, Turchia e Ucraina, la crescita prevista si riduce di 1,5 punti percentuali al 3,2%. Si prevede che diverse grandi economie, come Francia, Germania, Italia e Regno Unito, si espanderanno a malapena o addirittura si contrarranno per due trimestri consecutivi quest’anno. L’attività in Russia dovrebbe ridursi dell’8,5%. E in Ucraina del 35 per cento.
Secondo l’Fmi, la situazione sembra più a rischio per gli stati che si trovano in prossimità dell’Ucraina, che affrontano una crisi umanitaria che necessita di finanziamenti immediati, mentre il costo totale della ricostruzione dell’Ucraina deve ancora essere determinato, ma sarà molto alto. Le pressioni di bilancio saranno più acute nei Paesi che stanno aprendo le proprie frontiere ai rifugiati, ad esempio in Polonia, che ne ospita quasi 3 milioni, o in Moldova, dove il numero di rifugiati è molto alto rispetto alla popolazione. Ciò sottolinea la necessità di condividere equamente i costi degli aiuti umanitari tra i membri dell’UE. La solidarietà dei partner multilaterali e regionali dovrebbe aiutare a gestire i costi, in particolare laddove le finanze pubbliche sono già tese. La guerra e le sue conseguenze si aggiungeranno alle sfide strutturali che l’Europa post-pandemia deve affrontare. In Ucraina, le infrastrutture sociali ed economiche distrutte dalla guerra dovranno essere ricostruite, il che richiederà ingenti flussi finanziari da parte dei donatori. La ricostruzione e il reinsediamento aiuteranno i rifugiati a tornare e la crescita economica a riprendersi.
L’Europa deve inoltre affrontare la necessità di abbandonare la dipendenza dalle importazioni di gas russo. Nuove risorse devono essere destinate al finanziamento di forme di energia più pulite in Europa. La guerra e le sue conseguenze si aggiungeranno alle sfide strutturali che l’Europa post-pandemia deve affrontare. Il miglioramento della sicurezza energetica richiede politiche che rafforzino la resilienza e accelerino la transizione verso forme di energia più verdi. La promozione di nuovi motori di crescita e l’investimento massiccio su nuovi settori richiede inoltre politiche attive e passive per il mercato del lavoro e dell’istruzione al fine di migliorare le condizioni di lavoro, ridurre i costi di transizione e migliorare le competenze della forza lavoro.

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