Business model: ecco come Facebook guadagna?

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Business model: in questa serie di articoli raccontiamo il modello di business di alcune delle aziende più importanti al mondo.

Nelle ultime settimane, il modello di business dei social network è diventato argomento di discussione comune anche in seguito al successo del documentario “The Social Dilemma”, pubblicato da Netflix.  Il documentario ha fatto emergere che molte delle persone che usano i servizi delle grandi aziende online sono completamente all’oscuro di come funzioni il modello di business di questi gruppi.

Quando si parla di social media l’azienda di riferimento a livello globale è sicuramente Facebook, conglomerato che controlla le piattaforme di Facebook e Instagram e popolari servizi di messaggistica come Messenger e WhatsApp. La cosa che in molti si domandano è come faccia Facebook a offrire gratuitamente il suo servizio agli utenti, restando allo stesso tempo una delle aziende come maggiore fatturato al mondo? In questo articolo cercheremo di spiegare, dati alla mano, il modello di business di Facebook e analizzare le controversie.

Come fa i soldi Facebook?

Non è un segreto: Facebook guadagna vendendo pubblicità. Molti dei post e delle campagne che popolano le news feed di Instagram e di Facebook sono messaggi a pagamento, ovvero messaggi pubblicitari che qualcuno paga perché siano visualizzati da un gran numero di persone. Infatti, oltre il 98% dei ricavi dell’azienda di Palo Alto deriva dalla vendita di annunci pubblicitari sulle proprie piattaforme (principalmente Instagram e Facebook). Il restante 2% è composto da pagamenti (acquisti in-app di giochi Facebook), vendite di Oculus Rift (visore di realtà virtuale di proprietà di Facebook) e altre voci di guadagno a oggi secondarie.

Il business della pubblicità è veramente la gallina dalle uova d’oro per Facebook, che grazie a esso ha totalizzato nel 2019 la spaventosa cifra di oltre 70 miliardi di dollari di ricavi, con oltre 18 miliardi di utili. Se si pensa che Facebook, tra le sue varie piattaforme, ha 2,3 miliardi di utenti attivi, questo vuol dire che, pur non facendo pagare direttamente i propri servizi, ha incassato circa 30 dollari per ogni utente registrato. Per le sole attività pubblicitarie, Facebook ha guadagnato in media 84,41 dollari da ogni utente nordamericano, 27 dollari per ogni utente europeo e $ 7 dollari per ogni utente in Asia*.

Questo risultato rende Facebook una delle aziende più profittevoli al mondo.

Ma come si spiegano tutti questi investimenti pubblicitari? Facebook ha letteralmente rivoluzionato il mondo dell’advertising digitale. Chi fa pubblicità cerca di far passare un messaggio a un’audience specifica. Facciamo l’esempio di un’azienda che vende pentole che cerca di piazzare il proprio prodotto a persone appassionate di cucina. 

In passato, attraverso i media tradizionali, questa azienda avrebbe dovuto comprare dei piazzamenti in spazi (trasmissioni, riviste) che si presumeva avrebbero attirato un pubblico di appassionati di cucina: magari cooking show o riviste di lifestyle. Essere in grado di identificare con precisione le caratteristiche dell’audience a cui rivolgersi permette di essere più efficaci nella propria pubblicità.

I social media basano il loro successo sul fatto che consentano una pubblicità più mirata. Grazie alla grande quantità di dati di cui si serve,Facebook , garantisce agli inserzionisti una notevole capacità di segmentare e targettizzate l’audience, consentendo loro di condividere il proprio messaggio pubblicitario, ad esempio, con persone di età compresa tra i 35-55 anni, residenti nel Nord Italia, che hanno mostrato con la propria attività online una passione per la cucina. 

Facebook vende i tuoi dati?

Facebook offre dunque un servizio gratuito proprio perché i suoi utenti non sono i suoi clienti, ma sono le audience che sono “vendute” ai pubblicitari. In tutto questo non esiste nulla di nuovo, perché il mondo della pubblicità ha sempre funzionato così. Ma la quantità di dati che Facebook e altre società che operano online raccolgono sugli utenti ha fatto storcere il naso a molti, che sostengono che insito in questo modello ci sia un problema legato alla privacy degli utenti.

È importante tuttavia chiarire che Facebook non vende direttamente i dati degli utenti, ma piuttosto fornisce agli operatori di marketing un modo per targettizzate le proprie campagne in base alle informazioni su gusti, hobby, età e molti altri fattori tra cui il reddito dei suoi utenti. Il fatto che Facebook conservi tutte queste informazioni, seppur sicuramente controverso, non implica che i dati di un utente specifico vengano condivisi con le aziende che fanno campagne pubblicitarie.

Ci sono stati, tuttavia, dei casi in cui questo è successo. Nel 2014, un ricercatore di nome Aleksandr Kogan, ha creato un’app chiamata “This Is Your Digital Life” e ha raccolto informazioni su profili utente, Mi piace, messaggi privati e altro. I dati sono stati poi venduti attraverso una società chiamata Cambridge Analytica che a sua volta ha offerto consulenze per impostare campagne elettorali e di marketing iper-targetizzate. I servizi di Cambridge Analytica sono stati utilizzati anche per la campagna elettorale di Donald Trump. L’incidente ha implicato una violazione dei termini di servizio di Facebook e la fuga di dati non è stata fatta con l’accordo dell’azienda, ma l’incidente ha acceso un faro sui potenziali rischi di una cosi vasta concentrazione di dati.

*Dati 2017

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