Il flop della Superlega spiegato con la matematica

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Vi spieghiamo perché la nuova competizione sarebbe fallita comunque, anche senza lo stop della politica

La Superlega di calcio è fallita ancor prima di nascere, ma non ci sono solo ragioni politiche, come le pressioni del premier inglese Boris Johnson, o economiche dietro al flop, ma anche c’è soprattutto la matematica, quella che regola il mondo delle scommesse e delle quotazioni. Anche se le 12 squadre fossero rimaste compatte è probabile infatti che la competizione non sarebbe riuscita a creare quell’interesse che sperano i presidenti delle società coinvolte. In tanti dal presidente del Real Madrid, Florentino Perez, a quello della Juventus, Andrea Agnelli, hanno fatto riferimento alla Nba e alle altre leghe degli sport statunitensi, ma forse non sanno che il modello di competizione applicato al calcio è perdente in partenza.

Il flop della Superlega spiegato con la matematica

E la ragione non c’entra nulla con il romanticismo, con la retorica del tifo o della nostalgia del calcio che fu. La ragione è matematica ed è legata a quelle regole, che insieme alla tattica, rendono il calcio unico come sport. Quello che alcuni detrattori, anche tra i vertici di Uefa e Fifa che cercano sempre di inventare nuove regole per aumentare lo spettacolo, considerano uno dei punti deboli del calcio come show è in realtà la sua forza: il fatto che si facciano pochi gol infatti rende ogni match (la media complessiva nel campionato di Serie A è di 3 gol a partita) molto più imprevedibile, anche quello tra la prima e l’ultima del campionato, della maggior parte delle partite della Nba, dove comunque sono stati introdotti dei correttivi (come i draft per acquistare i nuovi giocatori) per riequilibrare i rapporti di forza tra le squadre (dove si fanno in media circa 200 punti a partita). Per capirlo meglio bisogna però esplorare i grandi numeri dello sport.

Poisson vs Gauss, il big match della statistica

Come Messi contro Cristiano Ronaldo nel calcio, anche se vista la provenienza dovremmo dire Platini contro Rummenigge, nella statistica si sfidano Siméon-Denis Poisson e Carl Friedrich Gauss, un matematico francese contro uno tedesco. In quasi tutti gli sport, come appunto il basket o il football americano, ma anche il tennis o il rugby, i risultati di una partita si distribuiscono statisticamente seguendo la curva studiata da Gauss, si chiama gaussiana infatti e dice che se prendiamo tanti eventi casuali questi si distribuiranno in un modo “normale” e quindi se giochiamo una partita di basket solo una volta è più probabile che vinca il più forte di quanto lo stesso accada nel calcio: questo perché nel basket si fanno tanti punti e quindi è più probabile che alla lunga a farli siano i giocatori più forti. Nel grafico si vede una curva che sale e scende nello stesso modo, in cima ci sono i risultati statisticamente più probabili, quelli cioè dove il più forte vince. E sono tanti.

Le partite di calcio obbediscono invece a quella che si definisce la statistica poissoniana, cioè appunto di Poisson: “Questo modello descrive come si distribuiscono glie venti rari, che possono essere i gol di una partita di calcio, gli incidenti aerei o incontrare per strada un amico che abita in un’altra città e non vedi da 10 anni. Tutti questi fenomeni seguono le stesse statistiche che sono quelle descritte da Poisson: nel grafico che le descrive si vede una curva che sale molto rapidamente, ha un picco e poi scende più lentamente di com’era salita” spiega Giacomo Ortona, ricercatore italiano all’Istituto nazionale di fisica nucleare, Infn.

Perché il Benevento può battere la Juve

Si deve partire da una premessa: differenza della Nba dove le squadre si affrontano più e più volte durante una stagione al momento nel calcio ogni club gioca contro l’altra in media due volte, che possono diventare 4 o 6, nel caso in cui vadano avanti sia nella coppa nazionale sia in quella europea e vengano sorteggiate per sfidarsi anche in queste, ma si tratta di una possibilità piuttosto remota. Quindi se prendiamo come esempio Juventus contro Benevento da una parte ci sono i gol che ci aspettiamo la Juve possa fare al Benevento, dall’altra quelli che il Benevento potrebbe fare alla Juve: il picco nelle due curve è il valore più probabile. Immaginiamo che la Juve faccia due reti: “Se si prende la curva dei gol che il Benevento farà alla Juve, anche se quest’ultima è più forte, c’è ancora una parte considerevole corrispondente a più gol fatti dal Benevento di quanti ne abbia presi dalla Juve e quindi che le permetterebbe di vincere il match – aggiunge Ortona – Con pochi punti (nel calcio i gol sono i punti) è più probabile che la rete venga segnata “casualmente” dalla squadra meno forte. Questo perché gli eventi rari si distribuiscono seguendo la curva di Poisson e non quella di Gauss”. Insomma a calcio vince Poisson, mentre a basket, rugby o nel football americano, dove la possibilità di fare punti è più ampia vince Gauss, queste fluttuazioni quindi tendono a essere compensate facendo prevalere il team più forte.

Con la Superlega l’imprevedibilità del calcio scompare

A fomentare l’interesse e l’attenzione sul calcio in modo cosi diffuso è stata proprio questa imprevediblità e non tanto la ricerca dello spettacolo puro. Si pensi a sport come il rugby che nonostante siano molto seguiti in tantissimi paesi riescono ad attirare attenzione solo per le partite di cartello: la fortuna del calcio è proprio che riesce a calamitare l’attenzione a molti livelli. Il diverso livello d’imprevedibilità è testimoniato dal fatto che le quotazioni nelle scommesse sul calcio sono più basse anche per la squadra più scarsa rispetto che in altri sport. Ma se per far aumentare l’interesse spettacolare si fanno giocare una contro l’altra, più e più volte nell’anno, solo le squadre più forti anche nel calcio finirà per vincere Gauss e quindi anche tra le due più forti vincerà quella che è più attrezzata dell’altra per prevalere. “Le frasi che si associano al calcio, tipo la palla è rotonda, anche se la squadra x è favorita noi ce la possiamo giocare e simili sono la traduzione popolare dei concetti matematici che abbiamo esposto – spiega il fisico Ortona – Ma valgono solo se il modello di competizione è quello attuale e sono già stati in parte messi in crisi nella Champion’s League dove il girone iniziale rende meno probabile rispetto alla vecchia Coppa dei Campioni che la squadra più forte sia eliminata prima degli ottavi”.

Nel campionato dove comunque le partite sono tante una sconfitta con il Benevento può non essere fatale e quindi tendenzialmente c’è maggiore sicurezza che la più forte vinca, nelle coppe europee il concetto è molto limitato: “Se aumenti il numero di incontri questo effetto si tende ad annullare, per questo il campionato è spesso vinto dalla più forte perché aumentando il numero di match la probabilità di prendere gol per caso e non perché sei più scarso si riduce – precisa Ortona – Questo elemento di fascino rischia di essere eliminato”.

Perché la Nba ha comunque successo

Gli statunitensi tutte queste cose le hanno studiate per anni e per compensare il fatto che sport come basket e football americano, avendo regole che permettono di fare tanti punti a partita, hanno meno incertezza su chi vincerà hanno introdotto dei correttivi, come il salary cap (cioè un tetto agli stipendi che non permette alla più forte e che quindi guadagna di più di pagare all’infinito sempre di più i suoi giocatori strappandoli alle altre) e il draft, cioè l’evento annuale dove sono scelti i nuovi componenti delle squadre e dove tendenzialmente le squadre meno forti hanno la possibilità di scegliere per prime e quindi di prendere i cestisti più forti sulla piazza. Il progetto della Superlega al momento non prevede meccanismi di questo tipo e per questo ancor prima che dalla resistenza dei tifosi rischiava di essere bloccata dalla “noia” delle partite che l’avrebbero resa poco appetibile sul mercato. Forse per rendere più attrattivo il calcio si dovrebbe cercare di favorire quell’elemento di imprevedibilità che lo ha sempre caratterizzato e che negli ultimi anni sta diminuendo, per il gap sempre crescente tra i piccoli e i grandi club, e non cercare di aumentare ulteriormente questo divario.

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