In Italia le donne vengono pagate un mese dopo gli uomini

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Nel 2021, In Italia, le differenze di genere sono più ‘vive’ che mai: soprattutto in ambito lavorativo.

Secondo i dati Eurostat, in Italia la differenza di busta paga fra uomo e donna è del 23,7% contro una media europea del 29,6% (7 anni fa era il 43,7% contro una media europea del 39,3%). Il divario retributivo di genere è la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e quello percepito dagli uomini (viene indicato generalmente con l’acronimo GDP ovvero gender pay gap). Il divario però negli scorsi dodici mesi è tornato a crescere toccando le media dell’11,1%, dopo che per 3 anni era lentamente diminuito in maniera costante. Le donne guadagnano circa 3mila euro lordi in meno rispetto ai colleghi di sesso opposto: in un anno solare, ovvero dal 1 gennaio al 31 dicembre, è come se iniziassero ad essere retribuite solo a partire dal 6 febbraio: circa 1 mese dopo gli uomini.

Il divario retributivo di genere complessivo, ovvero la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e dagli uomini, è una stima che tiene conto dei principali svantaggi affrontati dalle donne:

  • le posizioni lavorative di gestione e supervisione sono ricoperte in larga maggioranza da uomini. Gli uomini ricevono più promozioni rispetto alle donne, in tutti i settori, di conseguenza vengono pagati di più. Questa tendenza raggiunge il culmine ai livelli più alti della scala lavorativa: meno del 6% dei dirigenti è una donna
  • le donne si fanno carico di importanti compiti non retribuiti, quali lavori di casa e la cura dei figli o famigliari, in proporzione maggiore rispetto agli uomini. I lavoratori uomini dedicano in media 9 ore a settimana ad attività non retribuite come quelle sopracitate, mentre le lavoratrici dedicano a tali attività 22 ore, ossia circa 4 ore al giorno. Sul mercato del lavoro, tale differenza si riflette nel fatto che 1 donna su 3 riduce le ore di lavoro retribuite per richiedere un part-time, mentre solo 1 uomo su 10 fa lo stesso
  • le donne tendono a trascorrere maggior tempo fuori dal mercato del lavoro rispetto agli uomini. Queste interruzioni di carriera influenzano sia la loro retribuzione oraria sia i guadagni futuri e pensione
  • segregazione nell’istruzione e nel mercato del lavoro: In alcuni paesi, alcune occupazioni sono prevalentemente svolte dalle donne, ad esempio l’insegnante o l’addetta alle vendite. Queste posizioni offrono salari inferiori rispetto a occupazioni prevalentemente svolte da uomini, a parità di livello di esperienza e qualifiche.
  • la discriminazione retributiva, sebbene vietata, continua a contribuire al divario retributivo di genere.

In conclusione molti studi sul gender pay gap in Italia hanno dimostrato che in svariati casi le donne lavoratrici sono pagate meno dei propri colleghi uomini solo perché di sesso femminile. La discriminazione legata ai pregiudizi di genere renderebbe le lavoratrici italiane più insoddisfatte (di almeno tre punti percentuali) rispetto ai colleghi. Fonte di insoddisfazione sarebbero in particolar modo la mancanza di meritocrazia, di fiducia e comprensione complice una retribuzione non adeguata ai ruoli ricoperti. La conseguenza quasi diretta è che pur di avere una retribuzione fissa e concorde al loro lavoro, pari a quella maschile, molte donne sarebbero disposte a cambiare lavoro, nel caso in cui altrove avessero maggiori opportunità di crescita e carriera o semplicemente un migliore equilibrio tra vita privata e lavorativa.

La differenza di genere nel 2021 dovrebbe esser superata definitivamente: è allarmante pensare che in un paese come l’Italia si possano ancora tollerare tali differenze anche dal punto di vista lavorativo. Il ruolo svolto da un lavoratore o da una lavoratrice deve essere pari equiparato dal punto di vista dei diritti e dei doveri, così come dal punto di vista remunerativo. In entrambi i casi gli individui vanno protetti e tutelati a seconda delle specifiche esigenze e circostanze.

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