Investire in ricerca & sviluppo conviene. Ecco chi lo fa di più e meglio

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Crescono gli investimenti in tema di ricerca e sviluppo. Il settore è strategico per la competitività dei Paesi in termini economici e finanziari e molti hanno capito che consente di promuovere conoscenza e di impiegarla in termini di produzioni e creazione di valore Ancor di più, verrebbe da dire, durante l’emergenza sanitaria anche se le previsioni ipotizzano una flessione, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione delle imprese private.

Un indicatore che accomuna i Paesi europei, tra quelli decisi dalla Strategia Europa 2020, è l’incidenza degli investimenti per R&S sul Pil. L’obiettivo, considerando sia investimenti pubblici sia quelli privati, guarda al 3% del Prodotto interno lordo, ma alcuni sono ancora lontani (tra questi c’è l’Italia). Nonostante queste prospettive il trend nel complesso è positivo. La spesa nell’area Ocse – Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea è aumentata del 4% (in termini di spesa) nel 2019, alla vigilia della pandemia. Non solo, secondo il database Msti – Main Science and Technology Indicators, la spesa interna nell’area è salito dal 2,4 al 2,5% nel 2019, in termini di percentuale sul Pil.

L’Italia investe poco in ricerca rispetto al resto d’Europa

La media europea, considerando il Pil, è del 2%. L’Italia, per gli investimenti in ricerca e sviluppo è al ventisettesimo posto, al pari dell’Ungheria. A livello mondiale sul podio ci sono la Corea, che investe oltre tre volte quanto investe l’Italia (ossia il 4,6 % del Pil), seguita da Israele (4,5%) e la medaglia di bronzo va invece alla Svizzera. Nell’ultimo periodo l’Italia è salita al 19esimo posto per la spesa nella ricerca di base, un settore cui è dedicato lo 0,32% del Pil, un quarto di quanto spende la Svizzera, in testa con 1,29%. In generale, nell’area dell’Unione Europea gli investimenti sulla ricerca sono cresciuti del 2,1% dal 2016. In controtendenza al Giappone, che da due terzi del Pil a inizio anni Duemila è sceso circa a metà due anni fa.

Quanto investe l’Italia in Ricerca e Sviluppo

L’Italia è tra i paesi in crescita. Nel 2019 ha raggiunto una quota del 1,45% rispetto al Pil. È stato registrato un rialzo rispetto al 2018, quando la spesa era di 1,43% ma l’impressione è che, nonostante, con la pandemia sia aumentata la percezione dell’importanza del settore, i risultati sperati dall’Unione Europea siano ancora lontani. Cruciali nell’esperienza italiana sono le imprese: nel 2018, in tema di spesa in R&S, hanno trainato il settore con 15,9 miliardi di euro, quindi oltre il 63% della spesa totale, confermandosi la primaria fonte di finanziamento: 14 miliardi arrivano dal settore privato. Contrariamente diminuisce la partecipazione delle Università: il loro contributo incide del 22,8% sulla spesa complessiva, quasi un punto in meno del 2017, mentre nel complesso resta stabile l’impegno del pubblico.

L’importanza del settore privato

Il settore privato, nel 2019, ha contribuito in modo importante alla spesa, occupando una fetta di oltre il 70% degli investimenti totali nell’area Ocse e registrando un incremento del 4,6% nel 2019. In particolare la metà della crescita (2,4%) ha inciso nel settore dell’istruzione superiore. Ricerca e sviluppo vuol dire anche investire sulle proprie realtà interne. Per quanto riguarda i successi scientifici nel mondo dell’università, l’Italia occupa il tredicesimo posto per laureati e dottorati. Ancora più giù, al 17esimo posto, per le ricercatrici nel mondo, oltre il ventesimo posto (22esimo in particolare) per la presenza femminile tra i docenti. In totale sono 660mila le pubblicazioni scientifiche italiane, e grazie a questo il Paese si aggiudica l’ottavo posto a livello mondiale (4 milioni di articoli regalano agli Stati Uniti il primo posto).

Chi cresce di più?

Per il database, ad aver registrato maggior crescita ci sono gli Stati Uniti, dove in ricerca e sviluppo si investe il 3%, seguono Germania e Corea. Cresce anche l’Europa. La strategia 2020 mira a potenziare ricerca e sviluppo ma anche occupazione, cambiamento climatico ed energia, istruzione, povertà ed esclusione sociale. Nel primo settore l’obiettivo è il 3%, in Italia nel 2020 l’obiettivo è l’1,53%. Caso di studio quello dell’Austria: in tema di R&S in vent’anni l’Austria ha più che raddoppiato gli investimenti. Nel 1994 già superava l’Italia, con l’1,53%, ma ora la quota è aumentata fino al 3,18%, (12,8 miliardi di euro) confermandola tra i Paesi più virtuosi. In questo caso la metà circa sono spese sostenute dalle imprese.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla Newsletter