Jackson Hole: ecco cosa è successo al super meeting più atteso dagli investitori

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Come succede ogni estate, l’attenzione degli investitori si è focalizzata sul Wyoming. Nel piccolo stato americano, infatti, si tiene ogni anno il Jackson Hole Economic Symposium, un evento annuale, organizzato dalla Federal Reserve Bank di Kansas City dal 1978. Si tratta di una conferenza annuale ed esclusiva per promuovere il dibattito sulle questioni politiche ed economiche più importanti del momento. Tra i partecipanti figurano eminenti banchieri centrali e ministri delle finanze, oltre a luminari accademici e importanti attori del mercato finanziario di tutto il mondo. Si tratta di una delle conferenze sulle banche centrali più longeve al mondo. I lavori del simposio sono seguiti da vicino dai partecipanti al mercato, poiché le considerazioni dei partecipanti, in particolare dei banchieri centrali, hanno il potenziale per influenzare i mercati azionari e valutari globali.

Il discorso più atteso del meeting virtuale di quest’anno, era quello del governatore della Federal Reserve, il protagonista indiscusso da un punto di vista dei mercati finanziari in questa fase.  Jay Powell ha colto l’occasione del meeting di Jackson Hole per mandare al mercato il segnale più forte fino a questo momento per anticipare il rallentamento del massiccio programma di stimolo all’economia messo in atto dalla banca centrale, dichiarando “chiari progressi” nella ripresa del mercato del lavoro statunitense.

Powell ha affermato che la banca centrale degli Stati Uniti ha raggiunto il primo dei due obiettivi che si era prefissata prima di ridurre il suo programma mensile di acquisto di asset da 120 miliardi di dollari: “progressi sostanziali” sul raggiungimento degli obiettivi di inflazione media del 2% e massima occupazione.

I verbali dell’ultima riunione del Federal Open Market Committee hanno indicato che la maggioranza dei membri del board ritiene che sarebbe opportuno iniziare il “tapering” – la graduale riduzione del programma di acquisto di obbligazioni – già quest’anno, una tempistica che Powell ha confermato venerdì.

“Nel recente incontro di luglio del FOMC, ero dell’opinione, come la maggior parte dei partecipanti, che se l’economia si fosse evoluta come previsto, sarebbe stato opportuno iniziare a ridurre il ritmo degli acquisti di asset quest’anno”, ha affermato il presidente della Fed.

La domanda su quando la Fed si ritirerà dal suo programma di acquisto di obbligazioni ha preoccupato gli investitori negli ultimi mesi. La riduzione delle politiche di sostegno della banca centrale potrebbe portare a un aumento della volatilità di mercato, rischiando di compromettere il super  rally che ha segnato l’andamento dei mercati nell’ultimo anno.

Nonostante questo, Wall Street ha accolto con favore i commenti di Powell venerdì scorso, con l’S&P 500 in rialzo dello 0,7%. Il discorso del presidente della Fed arriva in un momento molto incerto per l’economia mondiale, con una ripresa molto forte in alcune aree geografiche e settori con altri settori che restano indietro. Inoltre esistono ancora dubbi legati all’effettiva efficacia del piano vaccinale a livello globale.

In questo contesto frastagliato le banche centrali si trovano a dover gestire una situazione molto complessa: da una parte il loro sostegno è cruciale per l’economia, dall’altra il rischio è che il mercato si surriscaldi troppo, con un aumento sostanzioso dei prezzi.

Per quanto interessa agli investitori, i mercati finanziari si sono avvantaggiati molto del sostegno della Fed, che sta dietro alla fortissima performance dei mercati azionari dell’ultimo anno. Questo non vuol dire che l’inizio del tapering si tramuti necessariamente nell’inizio di una nuova fase di mercato negativa: i mercati stanno già anticipando l’inversione della politica monetaria e la performance positiva della borsa americana.

Powell aveva già riconosciuto negli scorsi mesi che le pressioni inflazionistiche sono aumentate più rapidamente e in misura maggiore rispetto a quanto inizialmente previsto dalla Fed. “Se l’inflazione dovesse diventare una seria preoccupazione, il Federal Open Market Committee risponderebbe sicuramente e userebbe i nostri strumenti per assicurare che l’inflazione raggiunga livelli coerenti con il nostro obiettivo”, ha affermato il banchiere nel suo discorso.

Tuttavia, in un tentativo di mantenere equilibrio per non spaventare troppo il mercato e gli operatori economici, ha ancora una volta sottolineato i rischi di un’azione troppo prematura per fronteggiare l’aumento dei prezzi, che la Fed ritiene essere “transitorio” e relativo soprattutto a una ristretta gamma di settori sensibili alle interruzioni legate alla pandemia.

“Se una banca centrale inserisce la politica inseguendo tren temporanei, è probabile che i principali effetti della politica si manifestino dopo che la necessità di essa sia svanita”, ha affermato. “La mossa politica inopportuna rallenta inutilmente il mercato del lavoro e altre attività economiche e spinge l’inflazione al di sotto del livello desiderato, un tale errore potrebbe essere particolarmente dannoso”.

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