La svolta elettrica ‘dell’unicorno’ spagnolo: wallbox (1,2 mld di euro)

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Il trend delle automobili e veicoli elettrici è in aumento ed è possibile verificarlo dall’impennata, seppur graduale, delle vendite negli ultimi anni. Nei primi sei mesi del 2021,  solamente nel nostro paese, sono state vendute un totale di circa 20.000 automobili elettrificate: classifica, peraltro, capitolata dalla mitica e nuovissima Fiat 500 elettrica. Seppur il settore automobilistico sia stato fortemente influenzato dalla pandemia causata dal Covid-19, le vendite elettriche continuano a rimanere apparentemente stabili, seguendo un trend in crescita, che proviene da diversi trimestri positivi. D’altronde, l’elettrificazione dei nostri motori, sembrerebbe essere il futuro oltre che il presente: purtroppo però, non tutto è oro ciò che luccica. L’elettrico seppur in continua evoluzione deve ancora riuscire a scavalcare numerose problematiche e limitazioni che la stessa tecnologia comporta. Dalla sua parte però possiamo dire che l’elettrico si sta evolvendo a pieno regime dagli ultimi 10/15 anni, pertanto la comparazione con i motori termici è del tutto fuori luogo.

Un passo importante in avanti però è stato svolto da Enric Asunción e Eduard Casteñeda, CEO di Wallbox, azienda fondata nel 2015 in Spagna, la quale sta ribaltando la realtà elettrica. I due fondatori infatti hanno avviato la loro attività nel settore dell’automotive partendo da un’idea controcorrente: le aziende dal 2015 hanno tentato di riempire le nostre città di ‘colonnine per l’autoricarica’, in modo che coloro che possedessero una elettrica, potessero ricaricare la propria vettura il più vicino a casa possibile. Contrariamente però, l’idea dei due CEO, era quella di anziché creare colonnine vicino casa, portare direttamente la ricarica dentro l’abitazione del consumatore, attraverso l’utilizzo di attrezzatura molto più piccola e con tecnologia più efficiente e veloce.

L’idea iniziale si è trasformata in una azienda dal valore attuale di 1,5 miliardi di dollari (1,23 miliardi di euro): capitale reso possibile dall’imminente investimento di 330 milioni di dollari da parte del fondo di investimento Kensington Capital Partners, il quale vuole far letteralmente ‘volare’ Wallbox dalla penisola iberica a Wall Street.

Wallbox entra così a far parte dei pochi ‘unicorni’ made in Spain, anche se lo stesso CEO Enric Asunciòn ha dichiarato recentemente ai giornali spagnoli ‘Gli unicorni non esistono, noi sì’. Lui e la sua società hanno le carte in tavola, secondo gli analisti ed esperti dell’automotive, di poter dare una svolta decisiva al settore, trasformando le abitudine a cui i consumatori si sono abituati negli ultimi anni. Uno dei vantaggi di Wallbox è che i suoi punti di ricarica sono un 40% più economici, rispetto ai competitors, economicità data dalla tecnologia ingegneristica dei connettori elettrici all’interno dei caricatori.

Il fatturato e i guadagni di Wallbox vanno oltre ogni immaginazione: durante l’anno scorso, anno della ribalta della società, il fatturato ammontava a 24 milioni di euro, mentre solo nei primi 6 mesi del 2021, è stato già superato con un fatturato totale previsto per la chiusura dell’anno corrente di 79 milioni di euro circa. Sono già più di 8000 i caricatori venduti (solo in Spagna) e se ne prevedono circa 280 milioni sul mercato globale.

Insomma, un’incredibile passo in avanti per il settore elettrico e per l’economia spagnola, che grazie a Wallbox entra nel top ranking europeo per numero di startup dal valore superiore al miliardo di euro, con 5 ‘unicorni’: Cabify, Glovo, Idealista, Wallapop e Wallbox!

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