Lettera agli azionisti di Larry Fink (CEO di BlackRock): la globalizzazione è finita. Ora ci aspetta l’inflazione

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“L’invasione russa dell’Ucraina segna la fine della globalizzazione che abbiamo vissuto negli ultimi tre decenni” è questa l’analisi di Larry Fink, Ceo di BlackRock, nella sua annuale lettera agli azionisti.

La comunicazione dell’amministratore delegato del più grande asset manager globale è diventata ormai un appuntamento fisso ed è seguita con grande attenzione dai mercati.

Secondo Fink, la guerra in Ucraina peggiorerà le pressioni inflazionistiche globali poiché le aziende cercheranno di ritirarsi dalle catene di approvvigionamento globali, diventate troppo vulnerabili. “L’aggressione della Russia in Ucraina e il suo successivo affrancamento dall’economia globale spingeranno le aziende e i governi di tutto il mondo a rivalutare le loro dipendenze e ad analizzare nuovamente le loro operazioni, qualcosa che il Covid aveva già spinto molti a iniziare a fare”.

Mentre la pandemia di coronavirus ha inizialmente messo a dura prova la globalizzazione, un processo che è alla base dell’inflazione costante e bassa degli ultimi anni, il conflitto in Ucraina spingerà le aziende e i governi a ridurre le proprie dipendenze da altre nazioni.

“Ciò potrebbe portare le aziende a effettuare più operazioni onshore o nearshore, con un conseguente ritiro più rapido da alcuni paesi”, ha affermato. “Questo disaccoppiamento creerà inevitabilmente sfide per le aziende, inclusi costi più elevati e pressioni sugli utili.”

Il problema di questo processo non è tanto legato alla salute economica delle aziende, quanto alle possibili conseguenze dell’inflazione. “Sebbene oggi i bilanci delle aziende e delle famiglie siano solidi, un riorientamento su larga scala delle catene di approvvigionamento sarà intrinsecamente inflazionistico”.

I prezzi sono già aumentati a un ritmo record, raggiungendo le cifre più alte degli ultimi decenni con un’inflazione del 6,2% nel Regno Unito, del 5,9% in Europa e del 7,9% negli Stati Uniti.

Secondo Fink queste cifre non riflettano ancora le pressioni sulla catena di approvvigionamento causate dalla guerra in Ucraina. Ciò significa che le banche centrali si trovano ad affrontare la difficile scelta su quanto velocemente aumentare i tassi di interesse. “Si trovano ad affrontare un dilemma che non affrontavano da decenni, che è stato aggravato dal conflitto geopolitico e dai conseguenti shock energetici” ha scritto Fink. “Le banche centrali devono scegliere se vivere con un’inflazione più alta o rallentare l’attività economica e l’occupazione per abbassare rapidamente l’inflazione”.

Sebbene l’effetto immediato della guerra in Ucraina sia stato uno shock per le materie prime e i prezzi dell’energia, Fink prevede che alla fine accelererà la transizione verso l’energia pulita. A suo avviso, gli investitori devono prepararsi all’impatto che la deglobalizzazione, l’inflazione e la transizione energetica avranno sulle società, sulle valutazioni e sui portafogli.

“Durante la pandemia, abbiamo visto come una crisi può fungere da catalizzatore per l’innovazione. Imprese, governi e scienziati si sono uniti per sviluppare e distribuire vaccini su larga scala in tempi record. La Germania, ad esempio, prevede di accelerare l’uso delle energie rinnovabili e raggiungere il 100% di energia pulita entro il 2035, 15 anni prima del suo precedente obiettivo prebellico”.

Fink prevede inoltre che l’aumento dei prezzi dell’energia ridurrà significativamente il premio per le tecnologie verdi, consentendo alle rinnovabili, ai veicoli elettrici e ad altre tecnologie pulite di essere più competitive.

“Tuttavia, i prezzi dell’energia a questo livello stanno anche imponendo un terribile fardello a coloro che meno possono permetterselo”, ha aggiunto. “Non potremmo avere una transizione energetica equa e giusta se rimarranno a questi livelli”.

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