L’Europa è in una crisi energetica, ti spieghiamo perché

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In Euorpa si sta verificando un’impennata record dei prezzi dell’energia che minaccia di far deragliare la ripresa economica post-pandemia, mettere a dura prova i redditi delle famiglie e persino offuscare la nascente transizione verde. Una serie di fattori di mercato, geografici e politici si sono fusi in una tempesta perfetta proprio alle soglie dell’autunno

I prezzi del gas naturale stanno salendo alle stelle: alla Dutch Title Transfer Facility, punto di riferimento per il prezzo del gas, i prezzi sono passati da 16 euro megawatt all’ora di inizio gennaio a 75 euro a metà settembre, un balzo di oltre il 360% in meno di un anno.

Sebbene l’Unione europea stia gradualmente riducendo la sua dipendenza di lunga data dai combustibili fossili – le rinnovabili sono diventate la principale fonte di elettricità del blocco per la prima volta nel 2020 – il cambiamento non è stato abbastanza rapido e diffuso da contenere le ricadute della crisi.

Insieme, gas naturale e carbone forniscono ancora oltre il 35% della produzione totale dell’UE, con il gas che rappresenta oltre un quinto del totale.

Man mano che il carbone, il combustibile più inquinante, viene gradualmente eliminato, molti paesi ricorrono al gas naturale come risorsa di transizione prima che vengano lanciate alternative verdi, come turbine eoliche e pannelli solari. Il gas, inoltre, viene utilizzato anche per il riscaldamento e la cucina delle abitazioni, rendendo ancora più evidente l’impennata dei prezzi nelle spese finali dei consumatori.

Abbiamo già parlato delle conseguenze sulla bolletta delle famiglie italiane. Ma quali sono le cause di questa impennata? Da una parte troviamo la crescita della domanda di energia seguita alla pandemia, dall’altra una fornitura ridotta di gas sul mercato globale.

I problemi sono iniziati in inverno, quando le temperature più fredde del previsto hanno portato a una richiesta di energia superiore al normale per riscaldare gli edifici. Ciò, a sua volta, ha indotto una marcata diminuzione delle riserve di gas all’inizio dell’anno. In primavera, quando la campagna di vaccinazione ha preso piede in tutto il continente, l’attività commerciale ha iniziato a intensificarsi rapidamente, con uffici, ristoranti e altri luoghi che hanno riaperto i battenti.

La ripresa economica ha provocato una nuova ondata di domanda energetica, che è ulteriormente aumentata durante l’estate quando le temperature torride hanno spinto le persone a utilizzare sistemi di condizionamento e raffreddamento. I paesi dell’Asia orientale si sono poi uniti all’Europa nella ricerca di energia. Tuttavia, la crescente domanda non è stata soddisfatta con un’offerta in crescita.

Con le aziende di tutto il mondo che cercano di mettere le mani sulle fonti energetiche, i prezzi hanno iniziato a salire in modo vertiginoso. La crisi energetica arriva nel momento in cui l’UE ha presentato il suo piano per ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro la fine del decennio.

In questa fase di transizione l’esposizione dell’UE alla volatilità dei prezzi dell’energia è destinata a rimanere un rischio nei prossimi anni prima che il cambiamento verde porti la stabilità prevista al mercato. Nel frattempo, i governi dovranno trovare soluzioni provvisorie, come l’abbassamento delle aliquote fiscali e dei prelievi aggiuntivi applicati alle bollette energetiche per evitare che il caro bolletta si riversi completamente sui cittadini.

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