L’italia e lo smart working: siamo pronti?

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Negli ultimi anni è aumentato il cosiddetto smart working, tradotto letteralmente dall’inglese come ‘lavoro agile’, viene utilizzato volgarmente per indicare il lavoro da remoto: molti lavori possono essere svolti, in modo più o meno efficiente, anche distanti dalla abituale posizione di lavoro, grazie all’utilizzo delle tecnologie più moderne. Nel periodo di pandemia, nel quale lo smart working è stato esteso a tantissime tipologie di lavori differenti, si è più volte discusso, anche pubblicamente, sulla possibilità di implementare questa modalità di lavoro nel lungo periodo, con l’obiettivo di diventare la normalità, surclassando la postazione lavorativa abituale.

Se già moltissime aziende private rendono possibile lo smart working, anche solo alternandolo saltuariamente al lavoro in presenza, la pubblica amministrazione sembrerebbe ancora essere indietro su questo aspetto ma, secondo le ultime notizie provenienti dal mondo della politica, potrebbe iniziare a smuoversi qualcosa in favore di questa tipologia di lavoro.

E’ recente infatti l’annuncio fatto da Renato Brunetta, attuale ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, con il quale svela un possibile contratto che garantisca e regoli lo smart working, proprio nella pubblica amministrazione. Suddetto contratto potrebbe vedere la luce già nel breve futuro ed andrà a normalizzare, inizialmente, la parte normativa, per poi successivamente, completare la strutturazione pratica dello stesso. E’ importante sottolineare come l’Italia risulti essere quindi in prima linea per quanto riguarda questa trasformazione, che, prima o poi è costretta a realizzarsi, così come altri paesi stanno facendo. Uno studio realizzato negli Usa, recentissimo, dimostra come 4 lavoratori su 10, sono disposti a cambiar lavoro, pur di mantenere il lavoro da remoto: ciò determina il trend in continuo aumento, non solo negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo, con l’obiettivo di prediligere il lavoro a distanza rispetto a quello in presenza o altresì alternarli.

Non sono pochi gli italiani che quotidianamente lavorano in smart working: più di 5 milioni ed il trend continua ad essere in ascesa. Sicuramente un numero elevatissimo causato principalmente per le difficoltà portate alla luce dalla pandemia da Coronavirus ma che probabilmente rimarrà in costante aumento nel futuro. Le aziende, così come la pubblica amministrazione, sono quindi pronte a regolarizzare questa modalità di lavoro, strutturando quest’ultima a norma di legge.

Te cosa ne pensi? Credi che questo contratto potrà aiutare i milioni di italiani che lavorano da remoto? In che modo si trasformerà il lavoro in Italia nei prossimi anni? Facci sapere la Tua nei commenti!

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