Netflix inquina quanto il belgio: ecco i dati sconcertanti

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Tutto il mondo conosce Netflix: la più grande società statunitense che opera nella distribuzione e produzione di film e serie televisive. Non ha di certo bisogno di presentazioni questo colosso dell’intrattenimento a pagamento. Il suo fatturato parla chiaro: 20,16 miliardi di dollari nel 2019.

Sicuramente Reed Hastings se la sta passando bene. Durante la pandemia il fatturato di Netflix è aumentato notevolmente, ottenendo più di 2 miliardi di netto utile, superando i 200 milioni di utenti attivi nel mondo. Insomma, un colosso sempre in ascesa, nato per caso come molte delle altre immense società statunitensi ma che ha messo ottime carte in tavola, tanto da cambiare radicalmente anche le abitudini delle persone.

Dove sta il segreto di questo enorme successo? Il fondatore Reed Hastings ha provato a dare una spiegazione nel suo ultimo libro “L’unica regola è che non ci sono regole”, un saggio dito in Italia da Garzanti.

La verità però è che Netflix è uno dei migliori investimenti che si possano fare attualmente. La sua crescita a lungo termine è esponenziale: la pandemia da covid-19, che ha costretto l’intera popolazione mondiale a rimanere confinata nelle proprie case, non ha fatto altro che aumentare il numero di iscritti, così come sono aumentati i minuti medi che si passano davanti alla piattaforma ogni giorno: quasi novanta. Un dato significativo è anche quello del consumo dati. E’ ormai risaputo che una buona parte del consumo di banda internet è occupato dalla trasmissione video online dei contenuti presenti su Netflix. In pochi sanno però che Netflix è responsabile anche dell’inquinamento atmosferico.

Quanto inquina Netflix?

Al contrario di altre aziende molto conosciute come Google e Apple che si impegnano nella salvaguardia ambientale, Netflix è ben al di sotto degli investimenti per quanto concerne le energie rinnovabili. Nel ranking stipulato da Greenpeace, la piattaforma di streaming digitale ha ottenuto un punteggio complessivo del 17% e un rate “D” mentre YouTube di proprietà di Google ha ottenuto il 56% e ha ricevuto una “A”. Già nel lontano 2015, i vertici della società avevano annunciato di voler controbilanciare le proprie emissioni di CO2: in realtà si è poi scoperto che stanno solamente comprando crediti per compensare le emissioni, senza però aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Nel 2020, Netflix ha infatti prodotto un quantitativo di CO2 totale durante l’anno solare, pari al quantitativo di CO2 prodotto nel medesimo tempo dallo stato del Belgio. Un dato incredibilmente allarmante.

Eppure nessuna istituzione sembrerebbe pronta a puntare il dito ed a sancire queste azioni da parte del colosso americano.

Quel che è certo però è che le abitudini delle persone sono cambiate. La televisione sta lentamente morendo. Le persone sono consapevoli che la televisione è spesso comandata da scelte politiche e le notizie che vengono trasmesse in essa sono spesso intrinseche di pensieri e movimenti politici. La scelta personale di poter individuare e preferire determinate pagine, canali, film o serie televisive rispetto ad altre è una delle manovre che più hanno aiutato l’ascesa di Netflix. Ne è un altro chiaro esempio YouTube, ove in esso è possibile trovare qualsivoglia video in base ai propri gusti. La mentalità delle persone è anche cambiata. Non vuole più essere costretta a vedere ‘ciò che passa per tv la sera’, ma vuole avere la facoltà di poter scegliere ciò che è meglio o ciò che più gli piace. Forse è questa la vera carta vincente di Reed Hastings.

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