Next Generation Italy. Quanto vale il Recovery per l’Italia

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Ecco i dettagli del recovery Italiano che ha convinto l’UE

Un piano per la ripresa ma anche un’occasione unica del post-pandemia covid. Molta la speranza riposta nel Recovery fund. Lo strumento temporaneo, che mira a essere il più consistente pacchetto di iniziative economiche mai finanziato in Europa, rientra in un quadro finanziario pluriennale che da bilancio prevede nel periodo 2021/2027 investimenti pari a oltre mille miliardi di euro per un’Europa «più verde, digitale e resiliente», e tiene conto anche dell’Italia che ha presentato la sua versione del Piano di ripresa e Resilienza.

Dopo mesi di trattative e incertezze, si è arrivati all’ultimo step: il piano italiano è stato approvato con dieci “A” su undici capitoli esaminati (una “B” alla voce Costi). La  valutazione è in linea con quelle degli altri piani approvati finora e questo permetterà all’Italia, già entro luglio, di accedere al pre-finanziamento di circa 25 miliardi. Entro il 2026 la cifra salirà fino a sfiorare i 200, così da sbloccare riforme e investimenti.

Che cosa è il Recovery fund?

Anche noto come Next generation Eu, il fondo per la ripresa è lo strumento pari a 750 miliardi che l’Unione Europea ha messo a disposizione per rilanciare le economie dei 27 Paesi membri, dopo la dura prova dall’emergenza pandemica. Per quanto riguarda l’Italia, in base al piano italiano di Ripresa e resilienza approvato si parla di 191,5 miliardi di euro divisi tra prestiti (122 miliardi) e sovvenzioni (poco meno di 69 miliardi) che saranno a fondo perduto.

Cosa è il piano italiano di Ripresa e Resilienza

Il piano di Ripresa e Resilienza è stato presentato il 30 aprile dal premier Draghi e nei giorni scorsi ha ricevuto il semaforo verde dalla Commissione Ue. Entro 4 settimane passerà anche in Consiglio. Il Pnrr incorpora 190 misure, di queste 58 sono riforme e 132 si trovano sotto la voce investimenti. Non solo, sono elencati oltre 520 obiettivi da raggiungere per ottenere le tranche di fondi. Per questo motivo la priorità sarà anche avviare rapidamente i cantieri, investire denaro e promuovere riforme per snellire gli iter, come quella sugli appalti e sulle concessioni per cui sarà presentato un disegno di legge nei prossimi giorni.

Attenzione al green e alla sanità

Rispetto alla spesa totale, nel piano italiano di Ripresa e Resilienza, il 37% delle risorse finanziate è dedicato alla transizione del verde e quindi a obiettivi climatici. Nel piano si prevede di promuovere l’efficientamento energetico negli edifici e per favorire la concorrenza nei mercati energetici, inoltre include misure per favorire l’uso di fonti energetiche rinnovabili come l’idrogeno. Si possono trovare anche investimenti sulla mobilità urbana sostenibile e sulla rete delle infrastrutture ferroviarie. Si investirà poi in ricerca, istruzione e, come prevedibile vista l’emergenza pandemica, sulla sanità.

Transizione digitali

Il 25% dei finanziamenti, stando al Pnrr, andrà agli obiettivi digitali. In pratica i fondi serviranno per favorire la digitalizzazione delle imprese, la rete della banda larga e si promuoveranno incentivi fiscali per la transizione 4.0. Ci saranno misure anche per la connettività  5G, e per quanto riguarda la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Tra le riforme del piano, definito «lungimirante», da Ursuna von Der Leyen, presidente della Commissione Ue, non sarà tralasciata particolare attenzione alla modernizzazione di politiche tradizionali, come nell’ambito dell’agricoltura.

Quando arriveranno le risorse?

Si deve attendere l’approvazione definitiva da parte del Consiglio e a quel punto è prevista l’erogazione del primo maxi acconto, pari a 25 miliardi di euro. Una somma che è praticamente il 13 per cento dell’intero importo e che dovrebbe arrivare entro luglio. Nei prossimi anni saranno inviate le restanti somme, divise in tranche. Nonostante il piano a lungo termine, fin da ora la valutazione parziale è che il Pnrr inciderà sul Pil del Paese, al punto da subire un incremento fino al 2% con un importante risvolto positivo per l’incremento occupazionale.

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