Piano nazionale ripresa resilienza. Ecco come renderà l’economia italiana più sostenibile

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Questo articolo è frutto di una collaborazione tra Omney e Ener2Crowd, la piattaforma n.1 in Italia per gli investimenti sostenibili. Se vuoi investire in progetti legati alla transizione ecologica ed energetica, scopri le opportunità e i rendimenti offerti. Iscriviti subito a Ener2Crowd ed ottieni un bonus dello 0.5% sul primo investimento!

Dal Pnrr arriverà solo un decimo degli investimenti necessari da qui al 2050 per il raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica e la decarbonizzazione. Si tratta di una cifra importante, ma ancora insufficiente per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del programma Europeo per combattere il cambiamento climatico, il pacchetto Fit For 55, che ha ricalibrato la politica climatico-energetica dell’Unione per ridurre le emissioni di CO2 del 55% (rispetto ai livello del 1990) entro il 2030. Tutte le politiche presenti nel piano finanziato dall’Unione devono, infatti, rispettare il principio del “non arrecare danni significativi” all’ambiente. Inoltre, i piani nazionali dovranno illustrare esplicitamente come le singole politiche contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Unione.

Il Pnrr è dunque un’occasione unica per trasformare l’economia italiana, visto che il governo difficilmente avrà nuovamente accesso a una simile capacità di spesa, almeno nel breve termine. In questo articolo proveremo a capire cosa prevede il Pnrr per quanto riguarda la rivoluzione verde e la transizione ecologica; se queste misure sono sufficienti a raggiungere i target di riduzione delle emissioni; e quali sono le opportunità che potrebbero emergere per l’economia e per gli investitori.

Quanto vale la transizione verde nel Pnrr?

La Missione 2, “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica“, è il capitolo più consistente del piano di investimenti approvato dal governo. Per questa missione, il Pnrr ha già destinato quasi 60 miliardi di euro per il periodo 2021-2026, pari al 32,1% della cifra complessiva di finanziamento destinato all’Italia. La somma complessiva sale a 68,66 miliardi di euro se si considerano i 9,16 miliardi del fondo complementare. Cifre importanti che possono ancora crescere: il totale degli investimenti nel capitolo 2 dovrebbe arrivare al 37,5% del finanziamento totale (una parte dei fondi sarà assegnata nel 2022).

Al momento, stando a quanto comunicato dall’ufficio parlamentare di Bilancio, il 31% di questa quota sarà affidato alla gestione degli enti locali.

Cosa prevede la Missione 2 del Pnrr?

La missione 2, cioè quella per la “Rivoluzione verde e la transizione ecologica” prevede 58 delle 197 misure del Piano. Le operazioni vengono suddivise in quattro Componenti:

C1) Agricoltura sostenibile ed Economia circolare

Sotto questa componente vengono incluse le misure che hanno l’obiettivo di raggiungere una gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti attraverso il rafforzamento delle infrastrutture per la raccolta differenziata e di sviluppare una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando le prestazioni ambientali delle aziende agricole. Quest’ultimo obiettivo viene perseguito tramite l’investimento nelle filiere logistiche verdi e gli incentivi in conto capitale per rinnovare il parco macchinari in dotazione alle aziende agricole (con una dotazione di 500 milioni).

A questo capitolo di spesa saranno destinati 5,72 miliardi.

C2) Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile

Nella Componente 2 sono stati previsti interventi per aumentare la diffusione delle fonti di energia rinnovabili (con attenzione particolare all’agrovoltaico e al biometano). Inoltre è stato previsto il potenziamento e digitalizzazione delle infrastrutture di rete per accogliere in modo efficace l’extra produzione di energia verde.

Un’altra misura inclusa nella Componente 2 è il recupero di aree industriali dismesse per la produzione di impianti a idrogeno.

Ma oltre agli investimenti per incentivare la produzione di energetica, ci sono anche gli interventi per promuovere la costruzione di una filiera industriale intorno al comparto delle energie rinnovabili, riducendo la dipendenza da produttori stranieri. Un investimento da 1 miliardo di euro sarà mirato a sviluppare una leadership di ricerca e sviluppo nella produzione di pannelli fotovoltaici e batterie. Prevista inoltre la creazione di un fondo di 250 milioni di euro per lo sviluppo di start up innovative nel settore.

Infine, rientra sotto questa componente anche lo sviluppo di un sistema di trasporto locale più sostenibile

Per il perseguimento di questi obiettivi saranno destinati oltre 23 miliardi di euro.

C3) Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici

Questa componente ha come obiettivo l’aumento dell’efficientamento energetico del parco immobiliare pubblico e privato, che rappresenta oltre il 30% del consumo energetico totale del Paese. Sotto questo capitolo, a cui sono stati destinati 15,36 miliardi, rientrano anche gli investimenti per il rinnovo della misura Superbonus 110.

C4) Tutela del territorio e della risorsa idrica

Questa voce riguarda la tutela dal dissesto idrogeologico, anche attraverso la costruzione di sistemi di monitoraggio e analisi avanzati. Sotto questa voce di spesa, andranno anche altri interventi per la tutela del territorio, la salvaguardia della biodiversità (come l’installazione delle foreste urbane) e la pulizia delle acque e dei bacini idrici.

Risorse del Pnrr, basteranno per raggiungere net zero?

Le stime di Ener2Crowd ipotizzano che per arrivare alle emissioni zero entro il 2050 sarà necessario investire circa 560 miliardi di euro, cioè dieci volte quanto l’Unione Europea ha deciso di assegnare all’Italia per la Missione 2 del Pnnr. Sempre Ener2Crowd ha stimato in 9200 euro l’investimento pro capite che ogni italiano dovrà effettuare nei prossimi trent’anni per mantenere un livello di emissioni di 2,7 tonnellate di CO2 procapite, così come previsto dagli obiettivi net-zero del 2050. Questo vuol dire che anche un piano dal potenziale trasformativo come il Pnrr, sarà accompagnato da una mole ancora superiore di investimenti pubblici e privati.

Si tratta di una spesa necessaria, perché l’attuale tenore di vita causa danni ambientali per circa 280 euro annui a testa attraverso le emissioni di CO2. Sempre secondo le valutazioni di Ener2Crowd, gli investimenti ipotizzati potrebbero generare circa 250 euro l’anno di benefici economici diretti procapite, portando il saldo positivo a 500 euro l’anno per ogni cittadino. Un impatto economico di 1000 miliardi, che potrebbero essere spalmati tra minori tasse e che potrebbero anche avere delle conseguenze occupazionali positive. Secondo le stime di Confcooperative il fabbisogno di lavoratori con competenze nel settore green passerà da 1,6 milioni di dipendenti a 2,3 milioni da qui al 2025.

Investimenti green, un’opportunità per gli investitori

Si tratta di un’opportunità anche per gli investitori privati perché queste somme saranno messe a disposizione, da qui al 2026, per interventi che avranno bisogno di liquidità immediata per avviarsi. Una mole così importante di investimenti avrà bisogno dell’industria finanziaria per essere erogata in modo efficace e secondo i tempi. Anche gli investitori comuni, attraverso gli strumenti finanziari più innovativi come quelli del lending crowdfunding, potranno finanziare queste attività ricavando un profitto. Già oggi il Pnrr è un volano per gli investimenti privati, si pensi alle numerose opportunità che si stanno creando grazie al Superbonus 110% e all’installazione di pannelli solari da parte di privati ed enti locali.

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