Quando finirà il petrolio?

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Questo articolo è frutto di una collaborazione tra Omney e Ener2Crowd, la piattaforma n.1 in Italia per gli investimenti sostenibili. Se vuoi investire in progetti legati alla transizione ecologica ed energetica, scopri le opportunità e gli interessi offerti da Ener2Crowd.

Chi si occupava di investimenti energetici fino a una decina d’anni fa aveva un doppio incubo: la fine del petrolio e l’esplosione del suo prezzo sul mercato globale. Oggi che la preoccupazione principale è diventata il cambiamento climatico, tutti stanno cercando di capire come far funzionare il mondo senza petrolio. Ben prima che il carburante che fa muovere il 99 percento delle macchine dell’Unione Europea si esaurisca, il pianeta potrebbe non reggere più le conseguenze dell’utilizzo eccessivo degli idrocarburi. Per questo oggi la domanda “quanto durerà il petrolio?” assume una prospettiva nuova e forse sarebbe lecito chiedersi “per quanto ancora continueremo a dipendere da questa materia prima?”. 

Ma quando finirà il petrolio? Se guardiamo alla stima delle riserve disponibili, il momento in cui il l’oro nero comincerà a scarseggiare è ancora relativamente lontano. Anzi, la quantità di petrolio estraibile stipata nelle viscere della terra è aumentata negli ultimi anni piuttosto che diminuire. Nel 1990 l’Eia, il dipartimento dell’Energia Usa, sosteneva che negli Stati Uniti ci fossero 143,5 miliardi di barili recuperabili, ma a distanza di trent’anni la disponibilità stimata è più che raddoppiata. La British Petroleum stima le riserve globali a livello globale in 1733,9 miliardi di barili. Nel 1998 si ipotizzava ci fossero solo 1141 miliardi di barili disponibili.

La crescita è legata al progresso tecnologico, ma anche all’andamento dei prezzi che ne ha ridotto l’uso con il passare degli anni. Con questi numeri e i consumi attuali Shell ipotizza nel report “Lens Shell Scenario” che si potrebbe smettere di estrarre petrolio nel 2070. Ma questa stima non tiene in considerazione la spinta a utilizzare fonti energetiche alternative per fronteggiare il cambiamento climatico.

Scenario che però diventerebbe insostenibile per tutti noi, considerando l’elevato livello di emissioni di gas serra che comporterebbe lo sfruttamento dei giacimenti fino al 2070. 

Si ipotizza che per contenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi centigradi, l’obiettivo sancito dagli Accordi di Parigi, sarebbe necessario non sfruttare il 90% delle riserve di carbone e il 60% di quelle di petrolio attualmente estraibili. La stima è frutto di uno studio pubblicato su Nature realizzato dal gruppo di ricerca dell’Institute for Sustainable Resources dell’University College of London.

Quando sarà il picco di produzione del petrolio?

Se la centralità del petrolio è destinata a diminuire nei prossimi anni, il percorso per affrancarsi completamente da esso sembra ancora lungo. Secondo molti il picco nella produzione di petrolio è stato raggiunto, ma la maggior parte dei ricercatori ipotizzava anche che dal 2020 sarebbe iniziato il calo di produzione, mentre la data è stata poi spostata in avanti. L’analisi del Boston Consulting Group sostiene addirittura che il picco dovrebbe arrivare tra il 2025 e il 2030. 

Lo spostamento in avanti dell’inversione della curva è ancora una volta dovuta allo sviluppo tecnologico e alle scelte dei singoli Stati che hanno fatto crescere la quota di “riserva privata” in questo senso il Canada e gli Usa, attraverso l’estrazione di bitume per il primo, e il fracking, per il secondo, hanno mutato molto le loro previsioni di riserve in una fase, quella dagli anni Novanta in poi, di crescita dei consumi.

Per rispettare i parametri degli accordi di Parigi però il calo costante di un 3% annuo sarebbe dovuto iniziare nel 2020 e andare avanti fino al 2050. Insomma il passaggio verso energia alternativa al carbonfossile non solo è necessario, ma anche inevitabile e i progetti per rispettare gli obiettivi di riduzione dei consumi di petrolio hanno prospettive di sviluppo importanti. Infatti da un lato con la pandemia da Covid-19 la domanda si è contratta, dall’altra quando le riserve inizieranno ad assottigliarsi, i costi di estrazione e produzione cresceranno e di conseguenza anche i prezzi sul mercato.

Le opportunità delle aziende green

Già oggi secondo l’International Energy Agency la quota di elettricità nel mix energetico globale cresce più in fretta dei consumi di petrolio. Nel piano elaborato da Mark Jacobson della Stanford School of Earth, intitolato “100% Clean and Renewable Wind, Water, and Sunlight All-Sector Energy Roadmaps for 139 Countries of the World” si è ipotizzato il mix energetico ideale per un’economia che possa funzionare senza energia carbonfossile: 58% energia solare, al 37% energia eolica, 4% idroelettrica e per l’1% frutto di impianti geotermici o che sfruttano i moti ondosi e maree. 

Si tratta di una prospettiva concreta con risparmi enormi, sia per quanto riguarda i costi sanitari legati all’inquinamento, stimati in 23mila miliardi di dollari l’anno, sia per quanto riguarda quelli legati alle conseguenze ambientali del cambiamento climatico, valutate in 28mila miliardi di euro annui. Un tesoretto che potrebbe essere indirizzato proprio verso quelle imprese che si impegnano già oggi nella transizione energetica e che potrebbero usufruire di un sostegno enorme anche sul fronte della spesa pubblica.

La situazione in Italia

In Italia, il PNIEC deve ancora essere rivisto alla luce del nuovo pacchetto “Fit for 55” ma una stima dei nuovi obiettivi al 2030 potrebbe essere la seguente: riduzione del 43% delle emissioni di gas serra, un contributo del 37,9% delle energie rinnovabili e un aumento dell’efficienza energetica del 46,4%. Valutando le attuali performance dell’Italia nel raggiungimento di questi obiettivi, emerge un ritardo medio di 29 anni, contro i 19 dell’Europa, con un ritardo di 24 anni per le energie rinnovabili.

Per questo è facilmente prevedibile che nei prossimi anni si moltiplicheranno gli investimenti pubblici e privati in progetti di efficientamento e conversione energetica. Si tratta di uno sforzo  necessario per contribuire alla battaglia contro il cambiamento climatico; ma anche di un’opportunità economica chiave, del quale si può approfittare come investitori attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla finanza di nuova generazione.

Questo articolo è frutto di una collaborazione tra Omney e Ener2Crowd, la piattaforma n.1 in Italia per gli investimenti sostenibili. Se vuoi investire in progetti legati alla transizione ecologica ed energetica, scopri le opportunità e gli interessi offerti da Ener2Crowd.

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