RedBull: una storia di genialità e marketing

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La nascita dell’energy drink

Le origini della Red Bull hanno radici nella lontana Thailandia, dove i lavoratori erano soliti consumare una simile bevanda energizzante per non sentire la stanchezza durante i lunghi e pesanti turni di lavoro.
L’intuizione venne a Chaleo Yoovidhya, un farmacista che si trasferì a Bangkok negli anni ’50 per aprire una società farmaceutica. Lì inizio a produrre e commercializzare la Krating Daeng (“Bufalo rosso d’acqua”), un drink energetizzante con lo stesso principio attivo delle bevande che i giapponesi avevano importato in Thailandia.
Il nome del drink diede subito l’idea per la creazione del logo: due bufali rossi pronti a combattere, un logo, diventato negli anni un’icona, davvero geniale, che unisce il concetto dell’energy drink, che conferisce forza e prontezza, alle lotte tra tori e bufali tipiche nella tradizione thailandese.

Una seconda intuizione di marketing venne ben presto messa in atto da Yoovidhya, dato che il drink era consumato dalle classi più popolari di lavoratori avviò una sponsorizzazione sportiva supportando il Muay Thai, la famosa lotta thailandese, momento di svago per le classi popolari, e lanciò campagne pubblicitarie promuovendo il mix del drink con il whisky; insomma aveva unito il suo prodotto agli svaghi principali delle classi popolari thailandesi, suo target principale.

Come ha fatto ad essere così popolare?

Red Bull è l’esempio di posizionamento di marca perfetto, perché distintivo, rilevante e credibile. Il brand pioniere è attualmente dominatore del mercato degli energy drink. Il suo segreto? Innovazione e presenza continua.
Quando il fondatore dell’azienda, ingaggiò una società di ricerche di mercato per testare il concetto del prodotto, i risultati riportati furono catastrofici: la gente non era convinta del sapore, né del logo, né del nome del marchio. Ciononostante, decise di lanciare Red Bull nel 1987.

Negli anni ’90 la popolarità di Red Bull è aumentata anche grazie a strategie di marketing non tradizionali prediligendo un punto di vista più creativo: un brand che non porta il prodotto ai clienti, bensì sono i clienti ad essere portati al prodotto: Mateschitz ha creato un bisogno, andando a proporre il prodotto direttamente a chi voleva affrontare il jet leg, o a chi aveva l’esigenza di stare sveglio più a lungo come i ragazzi che andavano a ballare in discoteca, come i camionisti, come chi viaggiava molto per lavoro.

Alcuni avrebbero lasciato perdere, altri invece avrebbero perso tempo ampliando la linea di prodotto. Invece, “il signor Red Bull” ha proseguito fermamente con la sua idea di partenza: introdurre nel mercato occidentale una bevanda energizzante individuando negli sport estremi il target principale.

Il principio 80/20

L’idea centrale è che non c’è bisogno di farsi sopraffare dal lavoro. Anzi, concentrandosi su pochi prodotti essenziali e altamente redditizi, è possibile massimizzare i profitti in maniera esponenziale.
Il 20% delle iniziative porta all’80% dei risultati.

La Red Bull rappresenta un chiaro esempio dell’applicazione di questo principio. Negli ultimi anni, il settore delle bevande energetiche ha visto la nascita di numerose nuove aziende, oltre 100 competitor. Nonostante ciò, la Red Bull ne detiene ancora la leadership

Una storia di marketing unica

Quando hanno iniziato a vendere il prodotto a Londra, sapevano di avere contro una rigida concorrenza. Il settore delle bevande analcoliche / bevande energetiche è solo una massiccia battaglia in salita con un tasso di fallimento di circa il 90%. Questi ragazzi hanno un prodotto strano che funziona (ti dà “ali” e fornisce “energia”) ma ha un sapore piuttosto cattivo ed è anche costoso. Volevano davvero penetrare questo nuovo settore e ritagliarsi immediatamente una nicchia: ricordate, parliamo di vent’anni fa quando avevano appena iniziato e le persone non sapevano davvero cosa fosse una bevanda energetica naturale.

Quando iniziarono, avevano bisogno di mezzi a basso budget per ottenere la consapevolezza del marchio là fuori. Scelsero un percorso molto semplice. Sono semplicemente andati in ogni singolo cestino dell’immondizia a Londra e li hanno riempiti con lattine vuote.

Ciò ha creato la percezione che ci fosse una domanda enorme per un prodotto così sconosciuto, e il resto è storia. Red Bull domina la sua nicchia, è il marchio leader nel settore e il numero uno per il riconoscimento top of head.

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