Serie A piena di debiti: si salverà? La situazione dei top team

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Dopo un’estate cha ha fatto innamorare tutti gli appassionati di calcio italiani torna la serie A, per la gioia di milioni di tifosi. Con gli stadi a capienza ridotta, una crisi di liquidità che riguarda ancora molti club, un calciomercato bloccato se non per pochi club, scissioni e club storici come il Barcellona sull’orlo del fallimento, in molti si chiedono se il calcio riuscirà a sopravvivere. in questo articolo abbiamo ricostruito la situazione del campionato italiano, partendo dai dati del decimo report annuale FIGC e PWC.

Il censimento del calcio italiano

Il calcio resta lo sport più popolare e più praticato in Italia. Basti pensare che i tesserati FIGC sono oltre 1.380.000 un numero veramente alto di persone che sono coinvolte nel mondo del calcio a livello professionale e amatoriale in un paese con meno di 60 milioni di abitanti in totale. Di questi oltre un milione sono calciatori e oltre 200.000 sono dirigenti. Mentre arbitri e allenatori sono 38.000 e 30.000. Un trend degno di nota è la crescita del calcio femminile. Nel 2019, anno a cui si riferisce il report, le calciatrici erano 38.000: il 40% in più rispetto a 10 anni fa.

Anche a livello mondiale il calcio resta di gran lunga lo sport in grado di generare il maggiore fatturato (47 miliardi), seguito dal football americano, i giochi olimpici, il baseball e il basket.

Questi numeri confermano il ruolo centrale del calcio anche da un punto di vista economico e sociale. L’impatto è stimato intorno ai 3,1 miliardi di euro: di cui 726 milioni di impatti economici diretti, 1,2 miliardi di benefici per la salute e 1,1 miliardi di euro di benefici per la socialità. Il contributo per le casse dell’erario è di oltre 1,2 miliardi di Euro, il 71% del gettito generato dall’intero sistema sportivo nazionale.

Un sistema in crisi

Ma di fronte a un fenomeno così diffuso si nascondono i problemi economici di un sistema che sembra ormai sempre più insostenibile. Alla pandemia si possono dare solamente parte delle colpe. Già nel 2019, a fronte di un aumento record dei ricavi del sistema calcio professionistico (Serie A, B e Lega Pro) che ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro (+8,5%), i costi sono cresciuti in modo più che proporzionale sfiorando i 4,2 miliardi. Una perdita di oltre 395 milioni nella stagione. Nelle 5 annate prese in considerazione dal report dal 2014 al 2019, quindi pre-Covid, le perdite cumulate sono state di 1,6 miliardi.

Gli stipendi dei calciatori e degli allenatori impiegano il 60% dei ricavi, e gli ammortamenti annui dei calciatori – ovvero le spese per acquistare i cartellini che vengono spalmate a bilancio negli anni – sono costati un miliardo. I fatturati arrivano principalmente dai diritti tv, circa 1,4 miliardi l’anno. I ricavi da biglietti anche prima della pandemia valevano ormai meno del 10% delle entrate. Le plusvalenze da calciomercato aiutano a tenere in piedi il sistema ammontando nel 2019 a ben 753 milioni.

Questo modello squilibrato ha portato all’accumulo negli anni di uno stock di debito di difficile gestione. Il debito totale ha raggiunto i 4,8 miliardi di Euro (si stima che nella stagione appena concluso il debito abbia superato ampiamente i 5 miliardi di Euro). Ciò è avvenuto nonostante ricapitalizzazioni per 2,8 miliardi di Euro effettuate dai proprietari dei club lungo lo scorso decennio. Insomma il modello calcio italiano sembra fare fatica a trovare un modo per essere profittevole. Il problema è che per attirare profitti bisogna investire pesantemente nella rosa, ma la maggior parte dei fatturati vengono catturati dai giocatori, i cui ingaggi sono in continua crescita. Così, almeno in teoria, diventa necessario giocare ad altissimi livelli per molti anni per mantenere un livello di profitto costante ma ciò, senza una gestione oculata, potrebbe non bastare, come insegna il caso del Barcellona. Sono infatti principalmente i grandi club ad avere i bilanci peggiori. Juve, Inter, Milan e Roma hanno debiti netti finanziari che valgono quasi 1,4 miliardi.

La situazione dei club

Inter

Da un punto di vista finanziario la situazione più preoccupante è quella dell’Inter. I nerazzurri sono dovuti intervenire sul mercato vendendo i pezzi pregiati della squadra campione d’Italia per far fronte una necessità di liquidità che altrimenti avrebbe portato la società vicina alla bancarotta. La società già gravata da debiti emessi con scadenze molto ravvicinate è stata tenuta a galla da un prestito con scadenza a tre anni ottenuto dal fondo americano Oaktree. Con interessi al 9% il saldo finale da restituire si aggirerebbe intorno ai 350 milioni di euro senza pagamenti anticipati.

Secondo quanto riportato da Reuters, Suning avrebbe messo le azioni del club a garanzia del prestito, in un’operazione simile a quella che ha portato il Milan nelle mani del fondo Elliot. Sempre secondo Reuters, il fondo americano è uno dei principali sottoscrittori del bond da 375 milioni di euro emesso dalla media company dell’Inter e in scadenza l’anno prossimo.

In questa condizione i risultati sportivi non sono serviti per costruire un modello sostenibile. Secondo Il Fatto Quotidiano, lo scorso anno il club nerazzurro ha speso tra stipendi e ammortamenti 321 milioni, una cifra che da sola supera il fatturato netto e al quale vanno aggiunti 118 milioni di costi operativi. Uno sforzo fatto per finanziare il progetto tecnico di Antonio Conte che non ha potuto essere più sostenuto nonostante il successo sportivo.

Juventus

Ma se l’Inter se la passa male anche la Juventus non ride. Secondo le stime del sito Calcio e Finanza per la stagione 2020/21 la Juventus registrerà perdite per 185 milioni di euro (le cifre ufficiali saranno rese note a settembre). Si tratterebbe di una perdita record nella storia del club, dal momento che il peggior risultato fino a questo momento era stato il rosso di 95 milioni di euro nel 2010/11.

Sempre Calcio e Finanza nota che il club era in perdita anche in era pre-Covid, nonostante i 126 milioni di euro dalle cessioni e gli oltre 70 milioni di euro dai botteghini. Per queste ragioni la proprietà ha dovuto optare per un aumento di capitale da 400 milioni. La forza della famiglia Elkann/Agnelli permette sicuramente alla vecchia signora di dormire sonni più tranquilli per quanto riguarda l’esposizione finanziaria.

Milan

Più solida anche se sempre in rosso la situazione del Milan, che da quando in mano al fondo Elliott ha iniziato a percorrere la difficile strada di un progetto tecnico che faccia attenzione ai costi. La Gazzetta dello Sport ha dedicato un approfondimento al bilancio del Milan nel 2021. l risanamento dei conti inizia a far vedere i suoi frutti. La scorsa stagione, nonostante i danni causati dal Covid, dovrebbe chiudersi con un passivo dimezzato rispetto alla stagione 2019-2020: da 195 a 100 milioni di euro. Questo risultato si deve soprattutto alla riduzione del monte ingaggi e si riferisce a una stagione in cui il Milan non ha partecipato alla Champions League. Il prossimo anno la partecipazione alla massima competizione europea garantirà ricavi aggiuntivi per 40-50 milioni di euro che miglioreranno ulteriormente i conti del club. Il bilancio definitivo relativo al 2021 verrà approvato a ottobre.

Roma

Infine la Roma, in una crisi di ricavi dopo due anni di risultati sportivi deludenti. Il bilancio di metà anno relativo alla scorsa stagione ha fatto registrare una perdita per 74 milioni su ricavi di soli 98 milioni. Un aiuto significativo non arriverà certo dal mercato vista la difficoltà a generare plusvalenze con i giocatori in esubero nella rosa. La società ha un debito di oltre 300 milioni di Euro e margini operativi negativi. Di fronte a questa situazione i Friedkin hanno tenuto duro, non facendo partire la svendita dei pezzi pregiati in rosa, ma sarà necessario migliorare i risultati sportivi in fretta per aumentare i ricavi per non finire a rischio.

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